Responsabilità civile nelle escursioni: un argomento poco considerato

Un momento di disattenzione o un evento imprevisto possono cambiare una giornata di divertimento in una giornata di dispiaceri.

Siamo a inizio della stagione bella e, giusto per fare un po’di terrorismo, calchiamo un argomento poco conosciuto e cui normalmente non si pensa prima di partire tutti contenti in una escursione, è quello della responsabilità. Sembra ovvio che ognuno si assume la responsabilità dei rischi muovendosi in un ambiente impervio, qualunque esso sia, ma in realtà non è così. Stiamo qui parlando del frequentissimo caso di escursioni fra amici, magari neofiti o male attrezzati, di livelli esperienziali molto diversi.

Dovete sapere che la giurisprudenza è abbastanza unanime nell’attribuire gli oneri di eventuali incidenti in modo proporzionale all’esperienza di ognuno. E’ il motivo per cui ognuno dovrebbe accompagnarsi almeno con gente che conosce bene nelle salite, specialmente tra le montagne, dove i rischi oggettivi sono molto più numerosi.

Questo non si applica naturalmente alle guide alpine, dove il rapporto guida-cliente pagante da tutta la responsabilità ovviamente alla figura della guida.

Vi lascio ad alcuni link molto interessanti in merito, che vi diano un po’ di spunto per rifletterci su.

http://www.ilmountainrider.com/natura/la-responsabilita-civile-in-montagna/

http://www.valtellinamobile.it/informazioni-utili/responsabilita-civile-nelle-escursioni-montagna/

http://www.passionemontagna.com/PM_blog/it/it-responsabilit-civile-nelle-escursioni-tra-amici.html

 

 

 

Test: Camp Matrix Gyro Rewind Pro

Abbiamo usato questo ultimo kit da ferrata di Camp per una giornata sulla Dolomia e lo abbiamo stressato un po’per vedere come se la cava alla prova con le situazioni reali. Lo abbiamo fatto lungo una alta via, un po’ sentiero attrezzato, un po’ ferrata, poco difficile, molto soddisfacente: l’Alta Via Bepi Zac, sulla cresta di Costabella adiacente a passo San Pellegrino.

Descrizione

Il kit Camp Matrix Gyro Rewind Pro ha alcune caratteristiche ormai standard come concezione di nuovi kit da ferrata come l’assorbitore d’energia a lacerazione, longe in fettuccia elasticizzata da 22 mm e asola ritorta in fettuccia, per un il collegamento all’imbracatura con nodo a bocca di lupo, ed alcune caratteristiche assolutamente innovative, come il sistema brevettato Gyro a snodo triplo che evita l’attorcigliamento delle fettucce e i moschettoni Horai.

La vera novità sul mercato dei kit forse è solo il sistema Gyro, tuttavia è l’unico kit che comprende tutte queste caratteristiche (e se le fa pagare!). Le fettucce hanno dimensione generosa e hanno il giusto grado di elasticizzazione e accoppiati agli Horai fanno veramente la differenza.

Pro:

  • molto, molto, moooooolto maneggevole
  • i nuovi moschettoni Horai non si incastrano mai nei pioli, non ti costringono mai a pericolosi sbilanciamenti o al classico calcione sul moschettone per disincastrarlo nei punti difficili
  • sensazione di solidità generale
  • facile sgancio dei moschettoni anche in posizione rovescia

Contro:

  • costo al limite del proibitivo (130 EUR circa al momento), quasi come kit+imbrago+casco di altre marche
  • peso leggermente superiore ad altri concorrenti, non ideale se si è alla ricerca del grammo
  • asola, come sempre, un po’corta per fissarla fuori dall’anello di servizio (come raccomandato nei manuali CAI)

Conclusioni

Non è un kit per tutti, dato il costo, è un kit per specialisti, per amatori assoluti della roccia.  Ma se lo compri ti rendi conto che è stato fatto un gran lavoro di ricerca che merita di essere in qualche modo retribuito. Da una ottima sensazione di robustezza e solidità, molto aumentata rispetto ai kit di qualche anno fa, che comunque hanno e avevano (testato) un ottimo livello di sicurezza. Questo kit, riducendo la necessità di controllare continuamente il cavo o i moschettoni, in realtà aumenta la sicurezza, dove molte delle cadute si vanno a verificare.

Vale assolutamente quello che costa.

 


P.S.: Pubblichiamo questo articolo con molto ritardo, ci scusiamo con tutti, ma era necessario prima “cambiare ufficio”…abbiamo cambiato casa!

 

Val Malene e il Rifugio Cima d’Asta

Mesi di sedentarietà e senza le nostre montagne. E poi il meteo dà  uno sprazzo di sole irrinunciabile.

Così nel sole degli inizi di giugno ci avviamo lungo la Val Malene, con l’idea di arrivare al rifugio Cima d’Asta. La giornata è ottima, un sole caldo, tutta la prima parte scivola via attraverso il bosco molto tranquillamente, guadagnando quota, fino a sbucare a quota 2000, dove il bosco cede il passo alla vegetazione bassa. La Val Malene è bella, ha tantissima acqua in questo momento del disgelo, ha nevicato due settimane fa! L’acqua del fiume e dei ruscelli ci accompagna per un bel po’.

Con i compagni di parecchie camminate si scherza un pochino, facciamo pure il collaudo di un ponte!

La verità è che sono un po’nervoso, è tanto che non vado in montagna, è tanto che non viene in montagna con me Giorgia, non so le sue reazioni.

Si sale su pendii molto erbosi, ancora indietro sulle fioriture,e alla fine si arriva al granito.
Le rocce e le montagne intorno a noi disegnano contorni frastagliati decisamente improbabili secondo la gravità. Non posso ripetere gli epiteti “priapeschi” che gli abbiamo dato!
Sulla parte di granito si seguono bolli rossi, e si cammina in piena aderenza di scarpone (we love Vibram), sfruttando le pieghe di una roccia testarda che comunque non si piega facilmente al gelo e a millenni di erosione. Qualche passaggio di arrampicata di I grado, giusto qualche passo aiutandosi con le mani. Giorgia comincia a soffrire troppo, si lamenta già da un po’, ma faccio finta di non sentire, conoscendo bene che la sua soglia di sopportazione parte abbondantemente prima dei segnali di pericolo veri. Saliamo, sempre più lenti e sempre più sfruttando le screpolature della pelle di granito di questa montagna verametne grigia e che mi incute un discreto nervosismo, anche se mi da l’impressione della solidità. Cerco di tracciare una microtraccia meno diretta, ma più confortevole, per Giorgia.

Ancora qualche passo e siamo arrivati quas…e Giorgia mi esplode!
Niente, vuole sedersi, fermarsi..insomma non ne ha più secondo lei. Cerco di farla ragionare, non è un buon punto, niente..divento molto duro e la tiro su di peso. Ribadisco, non è un buon punto. Tira e molla, discutendo, arrabbiandomi, e fingendo di abbandonarla alla fine riesco a farla arrivare a un punto di sosta buono sotto l’ultimo pendio di arrivo al Rifugio, sul limite di inizio della neve, a un soffio dalla destinazione finale. Troviamo riparo dal vento dietro a due massi, valuto la situazione parlando con Giorgia e vedendo se si riprende un po’. Manca veramente poco, la mia voglia di salire è fortissima.

“Tu sali pure, io ti aspetto qui. Non ti preoccupare.”

E qui Giorgia recupera il raziocinio e mi sta dando la libertà. Sta anche bussando con forza sul mio istinto.

Alla fine mi rendo conto che devo cedere e mollare. Regola fondamentale: non si abbandona mai una persona in difficoltà. Soprattutto se fuori portata di cellulare, di vista e di udito.

Mi brucia da morire, ma evidentemente non è il giorno giusto.

Sta anche cambiando pesantemente il tempo. Il cellulare non prende, devo a questo punto avvisare Binels e Zamba che ci precedono, che non arriviamo fino a sopra. Rimaniamo fermi, mi metto in vista e scruto il crinale sperando che qualcuno non vedendoci arrivare butti un occhio verso il basso.

Niente.

Passa un po’, ma alla fine vedo la testa e l’occhiale di Zamba spuntare da sopra

“VENITE GIUUUU NOIIII STIAM QUIIII”.

Un pollice verso l’alto mi fa capire che l’informazione è arrivata.

Passa qualche minuto e allegramente li vedo trotterellare giù per la neve, mi raccontano del lago ghiacciato sopra (le foto sono le loro) e della neve fuori dal rifugio.

Riprendiamo il rientro e decidiamo di scender da un lato diverso rispetto a quello di salita, viste le pendenze.

Giorgia un po’ride e un po’no, è convinta sempre di fare figure di m***a, la verità è che ha già macinato 1000 m di dislivello in salita fino a 2400 m di quota, che è un signor risultato.

Più scendiamo e più Giorgia recupera velocità e un passo decisamente veloce.

La montagna ancora una volta si rivela un ambiente estremamente onesto: è un ambiente che volente o nolente ti da il modo di confrontarti con te stesso dal punto di vista psicologico, non basta il fisico.

Scendendo ci scattano una delle foto per me più emblematiche insieme degli ultimi tempi:

Qui siamo in discesa sul “Troso dei Aseni”, uniti nella difficoltà, anche sotto il maltempo che, come si vede, comincia a fare veramente paura.

Questo articolo è soprattutto per te Giorgia, che in qualche modo mi accompagni lungo le salite di questa vita ormai da un po’ e che sei, fuori dal tuo aspetto fragile, decisamente forte. Cercherò di essere sempre a distanza di qualche passo per darti una mano ad arrivare più in alto.

 

Distanza totale: 12.28 km
Totale salita: 1110 m
Totale discesa: -1129 m
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