Monte Subasio: Assisi per i solitari

Quando si va ad Assisi non ci si pensa mai.

Ma Assisi, e San Francesco, avevano un rapporto intimo con la natura di quel luogo, natura che in parte è ancora presente, uscendo dal grande carrozzone della Basilica e dei tour turistici. Noi ci siamo avventurati sul Monte Subasio, dove ha collocazione l’eremo di San Francesco, tappa obbligata prima di salire lungo la strada sterrata, e in parte accidentata, che ci porta in cima.

La verità è che quando vedo una altura non riesco a non salirci! Arriviamo in macchina al parcheggio degli Stazi e poi…è più forte di me, anche se fuori forma, attraverso il grande prato, la vallecola e risalgo veloce sul colle San Rufino.

Che vista a 360°!

Solo un signore sulla cima, che mi guarda come se fosse l’Annapurna.

“Ciao Amico!” “Ciao, buongiorno e buona pasqua!” “Se vuoi ho un goccio d’acqua!” “No grazie!”

Forse per lui quella è la sua Annapurna. In fin dei conti ognuno ne ha una fatta a sua misura.

Saluto veloce lui e il cane, e ridiscendo rapido. Dalla macchina mi dicono che hanno visto un puntino blu salire e scendere. Ho ancora gamba..

Ferrata Guzzella: quando il Grappa ci irride per la seconda volta

Mesi di inattività. E dove andiamo con poca macchina e abbastanza dislivello per poter cominciare un allenamento serio? Sul Grappa a fare la ferrata Guzzella!

La mattina parte tranquilla, sveglia tarda, sole, caldo, praticamente primavera. Rivedo Zamba dopo un po’di tempo.
L’ultima ferrata della stagione scorsa l’ha fatta con me. Attenzione a questo particolare.
L’avvicinamento alla Guzzella parte da San liberale, alle pendici del Grappa, ed è simile a quello della ferrata Sass Brusai: un fastidio che parte subito violento.
Dopo un traverso abbastanza in quota nel bosco,dove siamo soli, ad un certo punto, la svolta in mezzo alle foglie secche: va su dritta, dritta per le curve di livello.
Conto a naso 400 mt di dislivello in un ora fino ad adesso, ma adesso? mancano 200 mt in teoria all’attacco…e poi lo vediamo…è li quel ca**o di cartello del cavolo, li in cima.
Zamba mi guarda e mi dice “ma è quello li?”. Si, entrambi ci rendiamo conto che è quello li il cartello.
Si “rumega” nel sottobosco fino al cartello, che a pochi metri conduce all’attacco. Ci sediamo su alcune rocce e tiriamo fuori l’imbrago.

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Sass Rigais: il cielo sudato

Doveva essere una ricognizione. Una ricognizione per tornare in seguito con mio papà su una delle cime che voleva ripetere. Volevo capire se potevo portare una persona con con qualche “presunto” problemino di cuore.

Il Sass Rigais è una delle montagne che si erge impervia sulla val di Funes, mentre dal lato gardenese è assolutamente meno minacciosa e parte da un magnifico altipiano prativo sul Col Raiser. Abituato a vederlo in inverno, non mi ricordavo che fosse così bello in estate. Perfino IL “trentino” che veniva con me ha dovuto ammetterlo.

“La Sass Rigais è facile”

Devo dire che la ferrata in se non è per niente difficile. Ma citando un romano che è salito e sceso con noi:

Nun sò li bracci, nun sò le gambe…sò proprio li coj@ni che me fanno male!”

Nel senso che l’attacco lo si trova dopo una risalita su ghiaioni di 800 m. E che salita. Devo dire che l’ho odiata da morire. Ma se riguardo le foto adesso…che spettacolo di posto!

L’aspetto tragicomico di Zamba ed io che abbiamo finito l’acqua praticamente ad inizio ferrata e Zamba che tenta di impietosire i passanti per farsi mollare un goccio non è da sottovalutare. E ci mancava ancora la salita alla cima altri 200 m di salita e altri 1000 in discesa!

Una foto…delle cime!

Gli ultimi chilometri, inseguiti dal maltempo, siamo stati tentati di fermarci accasciati ad uno steccato e basta…una sete boia!!!! Zamba aveva anche pensato di bere da una pozzanghera in mezzo al pascolo, alla faccia dei colifecali!

Ma alla fine la sensazione di benessere e soddisfazione di una bottiglia di acqua e svariati litri di birra all’arrivo della funivia sono stati incredibili!

Perfino Giorgia, al rientro, non ci riconosceva più. Eravamo pesantemente disidratati. Ma che spettacolo la cima!

Per arrivare al cielo stavolta abbiamo veramente sudato!

Grazie papà, per avermi citato mille volte questo posto, per avermi “tirato” su questa cima! E per avermi portato su quasi tutte le cime che riesco a scorgere quando salgo nell’aria sottile delle Dolomiti.

Ricostruiamo Arte Sella

Mentre scrivevamo l’ultimo articolo siamo stati investiti anche noi dalla desolazione dell’ondata di maltempo. Per un po’non abbiamo saputo bene cosa scrivere, e tra le polemiche sull’utilizzo del legname caduto e il ripristino dei sentieri, abbiamo deciso di stare in disparte. Sicuramente i danni sono stati ingenti e le iniziative di aiuto al momento sono veramente molte. Non ce ne voglia qualcuno se decidiamo di ricordare un piccolo progetto, ancora poco conosciuto tra i montanari: Arte Sella.

Arte Sella: perché questo e non un altro?

Perchè molto vicina agli amici che camminano con noi da anni sotto molti aspetti. Perché coniuga diverse anime, nessuna specialistica, ma tutte con l’idea del bello all’interno: la montagna, la natura e l’arte. Perché è un bel bosco con l’arte dentro o una bella esposizione d’arte “naturale” in una location d’eccezione, a seconda di quale siano gli occhi di chi vi si accosta.

Noi ci siamo stati un po’di tempo fa, ma ora, dopo i fenomeni meteo, l’idea di devastazione è stata molto forte. E’ vero, siamo solo una goccina nel mare, ma è pur vero che un progetto come questo non è un mare, ma solo un bicchiere. In altre parole una goccia nel mare ha un peso molto diverso di una goccia in un bicchiere.

Come fare

Semplice: vi lascio alla comunicazione ufficiale:

http://www.artesella.it/it/news/2018/aiutaci-a-sostenere-la-ricostruzione-di-arte-sella.html

Ferrata del Vallon: un attacco facile (ma non troppo) alle bastionate del Sella

Una ferrata dolomitica facile sulle pendici del Sella? Impossibile? Forse no!A leggere le relazioni sembra che una in particolare sia caldamente consigliata ai principianti, ma la ferrata poco frequentata del Vallon racchiude comunque qualche sorpresa che forse i puristi non hanno considerato.

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