Speciale: Costa della morte (Galizia), un nome cupo per la fine del mondo

ll nome un po’spaventa, ma la Costa della Morte in Galizia (Spagna) racchiude spiagge e scogliere incantevoli. Snobbata dai camminatori di Santiago, e snobbata dai turisti del mare, resta una costa autentica con cogliere imponenti, fari ed erica. La parte più complicata? Arrivarci! Noi abbiamo prenotato hotel e auto tutto in una notte all’ultimo momento, alla fine ne è venuta fuori una vacanza avventurosa ma non troppo.

Giorno 1: Arrivo a Santiago de Compostela

La parte fastidiosa è l’arrivo a Santiago de Compostela, necessario uno scalo a Madrid. Un consiglio per scroccare un volo a bassissimo prezzo che non viene indicato dall’onnipotente Google: noi abbiamo volato con Iberia fino al nuovo terminal T4, con autobus siamo passati al terminal T1 e con Ryanair siamo arrivati a Santiago. Per il collegamento fra terminal, non agevolissimo, ci vuole comunque una mezzora. E per arrivare a Santiago consigliamo i facilissimo autobus (6 euro). La serata a Santiago ci fa entrare in una dimensione strana di serenità: una città molto viva, che comunica un grande senso di accoglienza. Le persone cantano, si trovano, ridono nella grande Plaza de Obradoiro, tanta musica e ovunque, a qualsiasi ora, buon cibo e buon vino. Tutta la città si può girare a piedi senza problemi.Facciamo un giro, poi un altro, alla fine rimaniamo su una panchina a parlare fino all’1 di notte…

Giorno 2: Inizia l’avventura: Buño – Malpica- Seiruga As Garzas

Prendiamo in affitto una macchina alla stazione, dentro i bagagli, e via verso nord. Prima tappa Buño: passiamo in macchina e non ci fa una buona impressione, ma avevamo letto qualcosa sulle sue ceramiche, boh…decidiamo di parcheggiare e fare due passi nel paesino…vediamo qualcosa che ci attrae su una porta di un negozio ed entriamo: si apre un negozio di ceramiche moderne veramente fantastico! Qui capiamo una delle lezioni che non ci abbandonerà per tutto il viaggio: la Costa della Morte è come una brutta arancia, devi sbucciarla per capire che è buona. Proseguiamo verso il mare e arriviamo a Malpica. Al porto capisci che il rapporto con il mare è decisamente stretto.Scopriamo finalmente l’oceano. Stupendo. I colori non sono quelli caldi della Spagna dei volantini, restano sempre pacati, ed ha il sapore del mare del nord. Occhio che Malpica ha due spiagge dai due lati del promontorio!Li vicino consigliamo di vedere la Ermida de Santo Adrian. Alla fine dormiremo a Seiruga, una frazione piccola e remota, ma benestante rispetto al resto, con una vista spettacolare. Hotel di tutto rispetto, anche se non meritava il costo (ma la colazione vista mare con chef della guida michelin ha risollevato il tutto).

Da qui in poi mettetevela via: si mangia pesce,a buon mercato, buonissimo, principalmente crostacei e pulpo a feira. Io amo  il pesce ma confesso che dopo 5 giorni a pranzo e cena avrò voglia di una bella bistecca di carne rossa!

Giorno 3:Le spiagge e fari: Seiruga – Camariñas

Non è una vacanza di souvenir, e così ci inoltriamo a seguire la costa lungo le strade più piccole, uscendo dalle statali, e trovando bellissime spiagge solitarie e curate e fari incredibilmente violentati dal vento. Qualche posto da vedere: Faro de Punta Nariga e la Praya de Balarés, il Faro de Cabo VilànPraya de Laxe.

Giorno 4: Camariñas – Muxia – Finisterre – Sardiñeiro

Partiamo da Camariñas e andiamo a Muxia a visitare il santuario di Nosa Señora da Barca d…qui i pullman cominciano a vedersi e da qui parte uno dei cammini meno conosciuti di Santiago. Il posto è molto suggestivo e la chiesa all’interno ha moltissimi ex voto che solo un posto che guarda il mare può avere: modellini di barche. Poco distante la misteriosa pedra de abalar. Mi incaponisco che devo andare a vedere un faro li vicino…il posto mi rimarrà nell’anima: Cabo Turiñàn. Vale la pena di fare due passi seguendo la costa, in mezzo all’erica. Decidiamo di pranzare a patatine e acqua pur di stare un po’li.

E alla fine “LA FINE” del cammino di Santiago: Finisterre. Qui non manca più nulla e i turisti sono ovunque, la magia di essere solo noi è decisamente finita. Decidiamo di scappare via la mattina dopo presto per goderci un po’di tempo in più a Santiago.

Giorno 5: Sardiñeiro – Santiago de Compostela

Santiago resta la città a misura di pellegrino, e in generale del turismo tranquillo di un certo tipo. Si sta bene, ci si muove in tranquillità e decidiamo di vedere praticamente tutto. Visitiamo ovviamente la cattedrale, ma lo stupore ce lo abbiamo al mercato coperto, che oltre a vendere pesce, consente sia di cucinare il comprato che di gustare molte prelibatezze!

Giorno 6: Ciao Santiago de Compostela!

Rientriamo in Italia, con uno scalo al terminal T4 di madrid che non finisce più, ma ripensando al mare largo e alle spiagge infinite e solitarie dove siamo stati. Ripensiamo anche alla gente, cordiale, gentile e aperta, sempre pronti a dare una mano. Sarà anche la costa della morte, ma la gente di mare non si smentisce mai.

Responsabilità civile nelle escursioni: un argomento poco considerato

Un momento di disattenzione o un evento imprevisto possono cambiare una giornata di divertimento in una giornata di dispiaceri.

Siamo a inizio della stagione bella e, giusto per fare un po’di terrorismo, calchiamo un argomento poco conosciuto e cui normalmente non si pensa prima di partire tutti contenti in una escursione, è quello della responsabilità. Sembra ovvio che ognuno si assume la responsabilità dei rischi muovendosi in un ambiente impervio, qualunque esso sia, ma in realtà non è così. Stiamo qui parlando del frequentissimo caso di escursioni fra amici, magari neofiti o male attrezzati, di livelli esperienziali molto diversi.

Dovete sapere che la giurisprudenza è abbastanza unanime nell’attribuire gli oneri di eventuali incidenti in modo proporzionale all’esperienza di ognuno. E’ il motivo per cui ognuno dovrebbe accompagnarsi almeno con gente che conosce bene nelle salite, specialmente tra le montagne, dove i rischi oggettivi sono molto più numerosi.

Questo non si applica naturalmente alle guide alpine, dove il rapporto guida-cliente pagante da tutta la responsabilità ovviamente alla figura della guida.

Vi lascio ad alcuni link molto interessanti in merito, che vi diano un po’ di spunto per rifletterci su.

http://www.ilmountainrider.com/natura/la-responsabilita-civile-in-montagna/

http://www.valtellinamobile.it/informazioni-utili/responsabilita-civile-nelle-escursioni-montagna/

http://www.passionemontagna.com/PM_blog/it/it-responsabilit-civile-nelle-escursioni-tra-amici.html

 

 

 

Test: Camp Matrix Gyro Rewind Pro

Abbiamo usato questo ultimo kit da ferrata di Camp per una giornata sulla Dolomia e lo abbiamo stressato un po’per vedere come se la cava alla prova con le situazioni reali. Lo abbiamo fatto lungo una alta via, un po’ sentiero attrezzato, un po’ ferrata, poco difficile, molto soddisfacente: l’Alta Via Bepi Zac, sulla cresta di Costabella adiacente a passo San Pellegrino.

Descrizione

Il kit Camp Matrix Gyro Rewind Pro ha alcune caratteristiche ormai standard come concezione di nuovi kit da ferrata come l’assorbitore d’energia a lacerazione, longe in fettuccia elasticizzata da 22 mm e asola ritorta in fettuccia, per un il collegamento all’imbracatura con nodo a bocca di lupo, ed alcune caratteristiche assolutamente innovative, come il sistema brevettato Gyro a snodo triplo che evita l’attorcigliamento delle fettucce e i moschettoni Horai.

La vera novità sul mercato dei kit forse è solo il sistema Gyro, tuttavia è l’unico kit che comprende tutte queste caratteristiche (e se le fa pagare!). Le fettucce hanno dimensione generosa e hanno il giusto grado di elasticizzazione e accoppiati agli Horai fanno veramente la differenza.

Pro:

  • molto, molto, moooooolto maneggevole
  • i nuovi moschettoni Horai non si incastrano mai nei pioli, non ti costringono mai a pericolosi sbilanciamenti o al classico calcione sul moschettone per disincastrarlo nei punti difficili
  • sensazione di solidità generale
  • facile sgancio dei moschettoni anche in posizione rovescia

Contro:

  • costo al limite del proibitivo (130 EUR circa al momento), quasi come kit+imbrago+casco di altre marche
  • peso leggermente superiore ad altri concorrenti, non ideale se si è alla ricerca del grammo
  • asola, come sempre, un po’corta per fissarla fuori dall’anello di servizio (come raccomandato nei manuali CAI)

Conclusioni

Non è un kit per tutti, dato il costo, è un kit per specialisti, per amatori assoluti della roccia.  Ma se lo compri ti rendi conto che è stato fatto un gran lavoro di ricerca che merita di essere in qualche modo retribuito. Da una ottima sensazione di robustezza e solidità, molto aumentata rispetto ai kit di qualche anno fa, che comunque hanno e avevano (testato) un ottimo livello di sicurezza. Questo kit, riducendo la necessità di controllare continuamente il cavo o i moschettoni, in realtà aumenta la sicurezza, dove molte delle cadute si vanno a verificare.

Vale assolutamente quello che costa.

 


P.S.: Pubblichiamo questo articolo con molto ritardo, ci scusiamo con tutti, ma era necessario prima “cambiare ufficio”…abbiamo cambiato casa!

 

Proposte per le vostre domeniche: escursioni, itinerari, mete e aspetti naturalistici. Tanto materiale informativo, consigli e fotografie!

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