Tutti gli articoli di Giorgio M.

Ingegnere, amante della natura e suo frequentatore, da sempre, in molte declinazioni, membro del Club Alpino Italiano, preferisce la montagna ma è curioso di conoscere e scoprire altri ambienti. Ama le altezze, i boschi, i luoghi selvaggi e solitari e gli piacciono i viaggi alla scoperta di cose nuove. Senza la pretesa di essere un esperto, ha aperto questo sito per consigliare e invogliare i più pigri verso le rughe più belle e più nascoste della terra, spesso a due passi da casa. Dettagli attività.

Strada delle 52 gallerie

Itinerario straconosciuto e di sicuro gusto a inizio e fine stagione estiva su monte Pasubio, è la porta per le ascensioni in generale e permette a tutti di sentirsi un piccolo Messner, con una vista che spazia sulla pianura padana.

Il percorso, come dice il nome, ha di buono che è costellato di 52 gallerie (estremamente refrigeranti), ma ha di cattivo che è estremamente caldo ed un pochino esposto nell’ultimo tratto, quindi… occhio ai bambini!

Lo abbiamo percorso ormai la scorsa stagione, ma abbiamo tenuto nella manica l’articolo per tempi migliori…no, non è vero, semplicemente non abbiamo fatto in tempo ad imbastirne uno credibile!

Di relazioni è pieno il web, e noi non daremo sicuramente un valore aggiunto, ma vi diamo solo alcuni consigli e spunti:

  • portatevi una torcia, meglio se frontale. Ho avuto il personale erotico piacere di trovarmi con la torcia scarica nella galleria elicoidale…ne sono uscito solo perché ho palpeggiato il muro fino all’uscita e con un po’di fortuna…
  • se avete un caschetto, è meglio
  • partite presto e con molta acqua
  • verso la fine: non mollate!
  • da evitare assolutamente alle prime nevi e in periodo invernale (il rientro per la strada degli scarrubbi ha mietuto più vittime per valanga durante la guerra che per pallottole)

Non tutti sanno che, per la cresta che viene traforata dalla strada delle 52 gallerie si può raggiungere rifugio Papa con la ferrata Falcipieri.

Distanza totale: 21.64 km
Totale salita: 1577 m
Totale discesa: -2142 m
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#iorestoacasa

Prima di scrivere questo post, ci ho pensato. E’uno dei motivi del silenzio di questi mesi, unito a una buona dose di pigrizia. Ho pensato per un po’ all’utilità di un sito amatoriale come questo, che parla essenzialmente di tempo libero all’aria aperta, di viaggi e di “libertà”, in un momento in cui il mondo e la nostra piccola Italia sono costretti a bloccarsi in casa. Mi sono chiesto che cosa mai avrei potuto dire di utile.

Poi ho pensato che attualmente ho la possibilità di mandare un messaggio a oltre 1000 persone. Per una volta non voglio dare un messaggio di sola sintetica e glitterata positività, ma vorrei esprimere, nella difficoltà, la richiesta a tutti quanti di essere tenaci! Il messaggio più importante che mi sento di consigliare è:

STATE A CASA!

E’ un momento duro, per tutti, e sono sicuro che sarà duro per un discreto tempo, ma dobbiamo farlo. E’ importante che ognuno di noi, che ha a cuore il benessere dei propri cari e in generale, della comunità intera, cerchi di non prendere questa minaccia sottogamba. E’ un male subdolo, che toglie all’essere umano tutti i gesti che sono propri della sua natura, in altre parole, la socialità. Un abbraccio, un bacio, una stretta di mano. E con la primavera alle porte, e le belle giornate che ci guardano da fuori, è dura stare dentro, anche per me, sempre stato un lupo libero.

Personalmente ne faccio un dovere civico e morale. Verso tutti quelli a cui voglio bene, e verso quelli che ancora non conosco. A tutti mi sento di dire: tenete duro. Perchè la prima linea di combattimento in questa guerra senza pallottole è sicuramente quella degli ospedali e dei medici e infermieri, ma ci sono anche gli altri. Anche noi. Tutti quanti possono, e per come la vedo io, devono, fare le loro parte. Tutte queste iniziative di incoraggiamento e di forza, dalla musica, ai flashmob, etc, sono ammirevoli, sono effettivamente utili e mi commuovono molto, alla fine, da bravi italiani, riusciamo a tirare fuori una umanità (e una socialità, anche se differita), nelle difficoltà che non ha eguali, secondo me, nel mondo.

Che voi siate tra i medici, gli infermieri, i volontari e la macchina della prima linea, o siate invece nelle retrovie, a tutti va il nostro incoraggiamento. Tenete duro. Anche a chi ora si trova in telelavoro/lavoro agile come noi: a tutti imploriamo di lavorare anche di più di prima, anche se lo stipendio non è commisurato.

Non dimentichiamoci che l’Italia è un paese trasformatore, ad oggi semi paralizzato, e che chi per la sua professionalità offre specialmente servizi, può e deve cercare adesso di produrre il massimo. Perché, anche se quando sei alla decima ora di skype è difficile vederlo, stai contribuendo a muovere una economia che produce reddito, che attrae, per quanto poco, capitale per uno stato che fra poco sarà in ginocchio. Ognuno di noi, specialmente chi ha a che fare con clienti esteri, deve cercare di fare del suo meglio, anche se a lui non ne verrà in tasca, nulla di più del normale stipendio.

Perché, riflettiamoci, la mia azienda, se verrà pagata dai suoi clienti, potrà pagare lo stipendio mio e dei miei colleghi garantendo qualcosa anche per le loro famiglie e i loro figli. Personalmente reputo un mio dovere, qui nelle retrovie con tanti altri, pormi il problema di portare, dentro la mia martoriata e incasinata Italia, quanto più reddito possibile, anche se so benissimo che personalmente non mi non arriverà nulla.

Normalmente non prendo mai questo spazio per dare giudizi od opinioni, ma di fronte a tutto questo, non mi è possibile non essere almeno un po’umano e non lanciare qualche idea, avendone la possibilità.

Non tutto però viene per nuocere. Pensiamo a quanto abbiamo riscoperto l’importanza della socialità e degli affetti. Della importanza di cose scontate come la libertà, di viaggiare, di mangiare, di muoversi, di amarsi. Quante videochiamate in più rispetto al solito facciamo, ad amici che magari non sentiamo da un po’. Pensiamo a quanto saranno belle le nostre montagne, i nostri fiumi, i nostri parchi, quando ci ritorneremo, ora che abbiamo lasciato un po’respirare la natura che si è ripresa un pizzico di spazio. La ripresa economica sarà dura, non ce lo nascondiamo, ma noi, il paese con più biodiversità al mondo, anche dopo forse non avremo perso tutto, ma avremo anche guadagnato qualcosa: di guardare il mondo e l’altro con occhi diversi, forse con un pelo in più di rispetto, e con la ritrovata possibilità di dare a chi ha perso invece qualcuno o qualcosa in questa guerra, finalmente un abbraccio irriverente che prima di tutto questo forse non ci saremmo permessi.

Perciò:

#iorestoacasa #ioperorarestoacasa #andratuttobene #iofacciotuttoquellocheposso #tuttiintrincea #amusoduro #debelliamoloilmaledetto

Speciale Scotland: tra fantasmi, scogliere, highland e whiskey

E cosi le foto alla fine le abbiamo quasi tutte riordinate…e ne abbiamo scelte alcune da portare qui, a corredo di un viaggio che rimarrà a lungo a ronzarci in testa.
Insomma il viaggio che non si poteva fare, perchè il tempo e perchè i soldi e perchè perchè perchè…alla fine lo abbiamo fatto!
Ed e stata una figata!

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Monte Subasio: Assisi per i solitari

Quando si va ad Assisi non ci si pensa mai.

Ma Assisi, e San Francesco, avevano un rapporto intimo con la natura di quel luogo, natura che in parte è ancora presente, uscendo dal grande carrozzone della Basilica e dei tour turistici. Noi ci siamo avventurati sul Monte Subasio, dove ha collocazione l’eremo di San Francesco, tappa obbligata prima di salire lungo la strada sterrata, e in parte accidentata, che ci porta in cima.

La verità è che quando vedo una altura non riesco a non salirci! Arriviamo in macchina al parcheggio degli Stazi e poi…è più forte di me, anche se fuori forma, attraverso il grande prato, la vallecola e risalgo veloce sul colle San Rufino.

Che vista a 360°!

Solo un signore sulla cima, che mi guarda come se fosse l’Annapurna.

“Ciao Amico!” “Ciao, buongiorno e buona pasqua!” “Se vuoi ho un goccio d’acqua!” “No grazie!”

Forse per lui quella è la sua Annapurna. In fin dei conti ognuno ne ha una fatta a sua misura.

Saluto veloce lui e il cane, e ridiscendo rapido. Dalla macchina mi dicono che hanno visto un puntino blu salire e scendere. Ho ancora gamba..

A spasso nel bosco di s. Francesco!

Il bosco di San Francesco è una perla di Assisi che vale la pena di vedere. Una facile escursione, in un posto salvaguardato dal FAI, che inizia proprio da un piccolo portone a lato della basilica superiore. Si paga un piccolo obolo, ma per una buona causa.

Si scende su un versante della collina su cui si erge Assisi, per vedere la città da un lato un pizzico più selvaggio, muovendosi comunque su un bel sottobosco. Arrivati in fondo, in corrispondenza di un piccolo fiumiciattolo, e vi consigliamo di non scoraggiarvi per la discesa fatta, ma di addentrarvi seguendo il greto e le indicazioni, scoprirete una passeggiata estremamente piacevole, un po’meno frequentata e soprattutto una gran sosta al ritorno all’Osteria del Mulino.

La camminata è assolutamente alla portata di tutti, non sempre si ha voglia di scarpinare su per le Dolomiti!