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Ferrata Guzzella: quando il Grappa ci irride per la seconda volta

Mesi di inattività. E dove andiamo con poca macchina e abbastanza dislivello per poter cominciare un allenamento serio? Sul Grappa a fare la ferrata Guzzella!

La mattina parte tranquilla, sveglia tarda, sole, caldo, praticamente primavera. Rivedo Zamba dopo un po’di tempo.
L’ultima ferrata della stagione scorsa l’ha fatta con me. Attenzione a questo particolare.
L’avvicinamento alla Guzzella parte da San liberale, alle pendici del Grappa, ed è simile a quello della ferrata Sass Brusai: un fastidio che parte subito violento.
Dopo un traverso abbastanza in quota nel bosco,dove siamo soli, ad un certo punto, la svolta in mezzo alle foglie secche: va su dritta, dritta per le curve di livello.
Conto a naso 400 mt di dislivello in un ora fino ad adesso, ma adesso? mancano 200 mt in teoria all’attacco…e poi lo vediamo…è li quel ca**o di cartello del cavolo, li in cima.
Zamba mi guarda e mi dice “ma è quello li?”. Si, entrambi ci rendiamo conto che è quello li il cartello.
Si “rumega” nel sottobosco fino al cartello, che a pochi metri conduce all’attacco. Ci sediamo su alcune rocce e tiriamo fuori l’imbrago.

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Sass Rigais: il cielo sudato

Doveva essere una ricognizione. Una ricognizione per tornare in seguito con mio papà su una delle cime che voleva ripetere. Volevo capire se potevo portare una persona con con qualche “presunto” problemino di cuore.

Il Sass Rigais è una delle montagne che si erge impervia sulla val di Funes, mentre dal lato gardenese è assolutamente meno minacciosa e parte da un magnifico altipiano prativo sul Col Raiser. Abituato a vederlo in inverno, non mi ricordavo che fosse così bello in estate. Perfino IL “trentino” che veniva con me ha dovuto ammetterlo.

“La Sass Rigais è facile”

Devo dire che la ferrata in se non è per niente difficile. Ma citando un romano che è salito e sceso con noi:

Nun sò li bracci, nun sò le gambe…sò proprio li coj@ni che me fanno male!”

Nel senso che l’attacco lo si trova dopo una risalita su ghiaioni di 800 m. E che salita. Devo dire che l’ho odiata da morire. Ma se riguardo le foto adesso…che spettacolo di posto!

L’aspetto tragicomico di Zamba ed io che abbiamo finito l’acqua praticamente ad inizio ferrata e Zamba che tenta di impietosire i passanti per farsi mollare un goccio non è da sottovalutare. E ci mancava ancora la salita alla cima altri 200 m di salita e altri 1000 in discesa!

Una foto…delle cime!

Gli ultimi chilometri, inseguiti dal maltempo, siamo stati tentati di fermarci accasciati ad uno steccato e basta…una sete boia!!!! Zamba aveva anche pensato di bere da una pozzanghera in mezzo al pascolo, alla faccia dei colifecali!

Ma alla fine la sensazione di benessere e soddisfazione di una bottiglia di acqua e svariati litri di birra all’arrivo della funivia sono stati incredibili!

Perfino Giorgia, al rientro, non ci riconosceva più. Eravamo pesantemente disidratati. Ma che spettacolo la cima!

Per arrivare al cielo stavolta abbiamo veramente sudato!

Grazie papà, per avermi citato mille volte questo posto, per avermi “tirato” su questa cima! E per avermi portato su quasi tutte le cime che riesco a scorgere quando salgo nell’aria sottile delle Dolomiti.

Distanza totale: 10.06 km
Totale salita: 1097 m
Totale discesa: -1009 m
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Ferrata del Vallon: un attacco facile (ma non troppo) alle bastionate del Sella

Una ferrata dolomitica facile sulle pendici del Sella? Impossibile? Forse no!A leggere le relazioni sembra che una in particolare sia caldamente consigliata ai principianti, ma la ferrata poco frequentata del Vallon racchiude comunque qualche sorpresa che forse i puristi non hanno considerato.

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Festival Orme: ottimo inizio!

Un mesetto fa abbiamo fatto un giretto al Festival Orme, Fai della Paganella, in fase nascente, sul tema dei sentieri, della montagna, del cammino e della natura…è stata una esperienza molto positiva! Decisamente ben organizzato e con molti ospiti, anche importanti, come Neri Marcorè. Gratuitamente, che non fa mai male, noi abbiamo scelto il sentiero della musica:un bosco di musiche molto diverse, dalle fisarmoniche e il tango dell’Ensemble Victoria, al quartetto d’archi dei Cameristi dei Filarmonici di Trento, e finendo con un concerto di musica folk con Giorgio Gobbo e Ivan Tibolla…è stata una esperienza ottima e l’anno prossimo, da ripetere.

In ultima vorrei fare i complimenti per la scelta delle grafiche e delle illustrazioni, opera di una illustratrice di cui ho riconosciuto subito il tratto, intuisco per certo anche lei amante della natura e dei boschi, Maria Marega. Il segno che in un evento gratuito queste hanno giocato il loro gioco: abbiamo comprato tutti la maglietta!

 

Speciale: Costa della morte (Galizia), un nome cupo per la fine del mondo

ll nome un po’spaventa, ma la Costa della Morte in Galizia (Spagna) racchiude spiagge e scogliere incantevoli. Snobbata dai camminatori di Santiago, e snobbata dai turisti del mare, resta una costa autentica con cogliere imponenti, fari ed erica. La parte più complicata? Arrivarci! Noi abbiamo prenotato hotel e auto tutto in una notte all’ultimo momento, alla fine ne è venuta fuori una vacanza avventurosa ma non troppo.

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