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Speciale Scotland: tra fantasmi, scogliere, highland e whiskey

E cosi le foto alla fine le abbiamo quasi tutte riordinate…e ne abbiamo scelte alcune da portare qui, a corredo di un viaggio che rimarrà a lungo a ronzarci in testa.
Insomma il viaggio che non si poteva fare, perchè il tempo e perchè i soldi e perchè perchè perchè…alla fine lo abbiamo fatto!
Ed e stata una figata!

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Monte Subasio: Assisi per i solitari

Quando si va ad Assisi non ci si pensa mai.

Ma Assisi, e San Francesco, avevano un rapporto intimo con la natura di quel luogo, natura che in parte è ancora presente, uscendo dal grande carrozzone della Basilica e dei tour turistici. Noi ci siamo avventurati sul Monte Subasio, dove ha collocazione l’eremo di San Francesco, tappa obbligata prima di salire lungo la strada sterrata, e in parte accidentata, che ci porta in cima.

La verità è che quando vedo una altura non riesco a non salirci! Arriviamo in macchina al parcheggio degli Stazi e poi…è più forte di me, anche se fuori forma, attraverso il grande prato, la vallecola e risalgo veloce sul colle San Rufino.

Che vista a 360°!

Solo un signore sulla cima, che mi guarda come se fosse l’Annapurna.

“Ciao Amico!” “Ciao, buongiorno e buona pasqua!” “Se vuoi ho un goccio d’acqua!” “No grazie!”

Forse per lui quella è la sua Annapurna. In fin dei conti ognuno ne ha una fatta a sua misura.

Saluto veloce lui e il cane, e ridiscendo rapido. Dalla macchina mi dicono che hanno visto un puntino blu salire e scendere. Ho ancora gamba..

A spasso nel bosco di s. Francesco!

Il bosco di San Francesco è una perla di Assisi che vale la pena di vedere. Una facile escursione, in un posto salvaguardato dal FAI, che inizia proprio da un piccolo portone a lato della basilica superiore. Si paga un piccolo obolo, ma per una buona causa.

Si scende su un versante della collina su cui si erge Assisi, per vedere la città da un lato un pizzico più selvaggio, muovendosi comunque su un bel sottobosco. Arrivati in fondo, in corrispondenza di un piccolo fiumiciattolo, e vi consigliamo di non scoraggiarvi per la discesa fatta, ma di addentrarvi seguendo il greto e le indicazioni, scoprirete una passeggiata estremamente piacevole, un po’meno frequentata e soprattutto una gran sosta al ritorno all’Osteria del Mulino.

La camminata è assolutamente alla portata di tutti, non sempre si ha voglia di scarpinare su per le Dolomiti!

Monte Summano: 360° primaverili

L’idea del Monte Summano era venuta a Giorgia da qualche chiacchiera con i suoi colleghi e soprattutto ascoltando il disco Sulla testa dell’elefante, che qui ha avuto genesi.  Un monte abbastanza snobbato solitamente, perché a sud, perché non tanto alto, perché poco alpino forse…eppure è l’ultima propaggine della dolomia!

Per noi che abitiamo a Padova aveva molti punti a favore in quel weekend: vicino= dormiamo ore in più; vicino= colazione con calma; 500m di dislivello= dislivello onorevole; poco frequentato= tranquillità; 7 km= ottimo per riprendere fisico; basso= basta neve. E riprendendo lo slogan di una nota pubblicità: dove c’è dolomia, si sa, che per noi c’è casa!

Dove c’è dolomia, c’è casa.

Già la strada per arrivare è un pizzico avventurosa, con una parte sterrata, ma non tale da avere bisogno di fuoristrada. Stupenda e già piena di fiori.

Abbiamo percorso il sentiero delle creste parcheggiando al Colletto Grande di Velo, rientrando per la strada carrabile. Continua la lettura di Monte Summano: 360° primaverili

Giro delle creste (Colli Euganei)

Il “Giro delle creste”, sui Colli Euganei, è un giro che ho trovato la prima volta su una guida di Aldo Pettenella, regalatami un po’di tempo fa. Ricordo che ci ho messo un po’di tempo a completarlo tutto la prima volta, a causa del noto problema di orientamento dei Colli, dove i sentieri spariscono e, fino a pochi anni fa, non erano proprio segnati. E’ un giro ad anello di livello EE non segnato che  si articola percorrendo varie creste tra Teolo e Castelnuovo, non è lungo, e forse la cosa migliore è che offre dei panorami a strapiombo sulla campagna veneta sia verso il lato sud che verso il nord, arrivando in cima a Rocca Pendice.

E’ il mio giro di allenamento, perché in un’ora mi fa percorrere circa 400 m di dislivello in 5 km, ma soprattutto ha dei tratti dove allenare l’equilibrio afferrandosi a piante e rocce. E poi mi permette di stare in solitudine e guardare lontano. I recenti problemi familiari che hanno investito le vite di Giorgia e mia, hanno decisamente scombinato la “pace armata con i miei demoni“, e avevo bisogno di sfogarmi. Il confronto con i 160/180 m di parete verticale a pochi centimetri da me, mi lanciava segnali molto seducenti, un po’ come il blu delle profondità marine lancia il segnale anestetico al cervello del subacqueo di abbandonarsi e di non combatterlo, di lasciarsi cadere. Ho avuto paura di questa fatale sensazione e non sono salito fino ai ruderi della Speronella.

 

 

Distanza totale: 5.07 km
Totale salita: 340 m
Totale discesa: -346 m
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