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Come i Kaiserjaeger sul Lagazuoi

Teatro di guerra e di gesti immani durante le guerre, oggi paradiso per chi si avvicina alla roccia. Dalla bellezza delle pareti del sole al mondo più viscerale della dolomia dentro nel buio assoluto del suo ventre. Abbiamo percorso il sentiero attrezzato dei Kaiserjaeger, salendo fino alla cima Lagazuoi e scendendo per le famose gallerie. La salita da grandi soddisfazioni anche a chi magari non ha mai provato prima, con il suo ponte sospeso, ma tranquilli: non traballa!

Sono solo due i punti un pizzico critici: una salita in cui bisogna aiutarsi con le mani e il ponte. Nel nostro caso anche gli attraversamenti di neve mi davano un po’di inquietudine.

Durante tutta la salita sono evidenti i segni di trincee e di guerre ormai lontane nel tempo, ci si arrampica caparbiamente lungo la parete sud del Lagazuoi, su sentiero che accarezza le ultime nevi, sempre su situazioni sicure, anche se richiedono passo fermo, prudenza, testa e l’attrezzatura classica. E poi ad un certo punto si sbuca quasi di colpo su una sella decisamente ventosa…e lo sguardo è veramente immenso sulla catena dello Scotoni!

Si segue l'”autostrada” fino alla cima del Lagazuoi e poi al rifugio.

Ci fermiamo a scattare la classica foto di rito sulla cima e vengono fuori anche bandiere che incitano alla liberazione di Nozza (BS), segnale che siamo sempre a supporto delle minoranze (?). Oppure dei cazzari. Una delle due.

Veloci fino al rifugio, e, davanti al birrozzo, è il momento del nostro sponsor: Bar Il Gottino, il bar che ti perseguita dove gli altri non arrivano!

E poi arriva il momento del buio. Il buio più pesante e silenzioso di una galleria che possiate mai provare. Si apre la porta, si entra, la porta si chiude sbattendo e si cala nell’oscurità , profondi, nella montagna.

Accendiamo le frontali e “TAC!” salta via la frontale di Giorgia dal casco, cade per terra e non si riaccende più. Ecco come una cavolata può diventare un problema. Tiro fuori una frontale di emergenza.Non pensavo che l’avrei mai usata e invece…50 lumen sono pochi ma almeno non sono niente!Meno male che la batteria dura 10 anni!

 

Giorgio M.

Ingegnere, amante della natura e suo frequentatore, da sempre, in molte declinazioni, membro del Club Alpino Italiano, preferisce la montagna ma è curioso di conoscere e scoprire altri ambienti. Ama le altezze, i boschi, i luoghi selvaggi e solitari e gli piacciono i viaggi alla scoperta di cose nuove. Senza la pretesa di essere un esperto, ha aperto questo sito per consigliare e invogliare i più pigri verso le rughe più belle e più nascoste della terra, spesso a due passi da casa. Dettagli attività.

Alta via Bepi Zac

Nella scorsa stagione abbiamo percorso l’alta via Bepi Zac, un sentiero attrezzato  che corre sulla cresta di Costabella, nei pressi di passo san Pellegrino.

Si tratta di un sentiero davvero davvero bello, non molto esposto, con possibili vie di fuga, quindi adatto anche ai neofiti, purchè abituati alle camminate lunghe. Noi abbiamo percorso la prima parte, perchè, con la fortuna che ci caratterizza, la giornata non è stata meteorologicamente favorevole. Eravamo a luglio e nevischiava.

Il sentiero permette di assaporare la roccia, di vivere letteralmente la storia correndo tra trincee rimaste praticamente intatte, corre tutto in cresta tra i 2600 m e 2800 m: panorama infinito ma esposto ai venti e molto soggetto ai cambiamenti meteo rapidi tipici dell’alta montagna.

Anche grazie all’innevamento inesistente dell’anno scorso,è stato qualcosa di molto istruttivo, sia sul piano dell’alta quota, sia sul piano storico ed ha lasciato a tutti noi qualcosa. Abbiamo tristemente ritrovato una vertebra bianca come la dolomia su una delle cime (poi rivelatasi di cavallo da tiro o comunque di un grosso animale) e la testa di un femore verso fine escursione.

La giornata è iniziata con lungo, tragico, e forse un po’fantozziano, tragitto fino a passo San Pellegrino, trovando sempre un qualche veicolo lento davanti…lungo avvicinamento in salita (tagliando ovviamente con seggiovia), che sembra vicino, ma non lo è…la classica salita che dici “si dai, è lì”, poi dopo un’ora se ancora li che manca un po’!

Alla fine però, diciamolo, sarà la nostra escursione che passerà alla storia per:

  1. si sono viste le maggiori impreparazioni ed errori sui materiali da ferrata;
  2. ci sono state le peggiori molestie sia maschili che femminili,
  3. ci sono stati i migliori commenti lesbo.

Sul punto 1 mi sento di dire che ho visto di tutto, dalla coppia che faceva trail senza imbrago, al signore di una certa età con elmetto in metallo (e non ho detto caschetto) colore blu, stile Messner dei  primi anni, io provo finalmente il mio fantastico kit nuovo, tralascio i commenti sugli imbraghi perchè sull’argomento mi viene in soccorso il fatidico punto 2.

Ebbene si, incontriamo all’attacco un gruppetto di signori, un po’avanti con l’età, che faticano a imbragarsi, palesemente non preparati. Decidiamo, come dovere umano, di fermarci e fare un minimo di training, oltre che dare una mano. Uno di noi viene palesemente palpeggiato sulle parti intime da una signora,  camuffato da interesse sul come si indossa l’imbrago, e qua la molestia donna-uomo. Un’altro di noi tenta di far indossare un imbrago palesemente troppo piccolo (modello 12 anni) a un omone molto corpulento, anche visibilmente preoccupato, spiegandogli che però avrebbe dovuto tirare molto “lì” per entrarci…”ma e non mi dai una mano a far passare l’imbrago in mezzo alle gambe?”..e la molestia uomo-uomo è stata oramai perpetrata.

Spieghiamo il funzionamento base, e vista la mala parata, gli sguardi dei molestati e la segreta paura di essere diventati ormai troppo intimi, decidiamo di staccarci e aumentare il passo e via su per la cresta, e con un po’di saliscendi, su un anfratto ci ripariamo dal vento a mangiare e ci raggiunge un gruppone e passandoci affianco avviene la molestia numero 3.

Ovvero due signore ci passano affianco, una di loro si blocca di botto, si gira ed esclama alla volta dell’unica ragazza presente “Tu, che begli occhi azzurri che hai!”..rimaniamo un secondo interdetti di come a 2750 m di quota in mezzo al nevischio qualcuno cosi a caso si fermi in un posto infame a dirti una cosa del genere. “E buona passeggiata”.

Alcuni passaggi in vallate solitarie dove effettivamente il cuore ci si allarga, una scala bastarda finale su cui scattiamo delle foto dedicate al uno sponsor alcolico, e poi discesa “sciata” su ghiaione finale di grande soddisfazione.

Notare lo sponsor:
Il Gottino Bar Enoteca Padova (PD)

Devo tornare, prima o poi, sulla seconda parte.

Shortcode:

Distanza totale: 7.49 km
Totale salita: 788 m
Totale discesa: -769 m
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Giorgio M.

Ingegnere, amante della natura e suo frequentatore, da sempre, in molte declinazioni, membro del Club Alpino Italiano, preferisce la montagna ma è curioso di conoscere e scoprire altri ambienti. Ama le altezze, i boschi, i luoghi selvaggi e solitari e gli piacciono i viaggi alla scoperta di cose nuove. Senza la pretesa di essere un esperto, ha aperto questo sito per consigliare e invogliare i più pigri verso le rughe più belle e più nascoste della terra, spesso a due passi da casa. Dettagli attività.

Val Malene e il Rifugio Cima d’Asta

Mesi di sedentarietà e senza le nostre montagne. E poi il meteo dà  uno sprazzo di sole irrinunciabile.

Così nel sole degli inizi di giugno ci avviamo lungo la Val Malene, con l’idea di arrivare al rifugio Cima d’Asta. La giornata è ottima, un sole caldo, tutta la prima parte scivola via attraverso il bosco molto tranquillamente, guadagnando quota, fino a sbucare a quota 2000, dove il bosco cede il passo alla vegetazione bassa. La Val Malene è bella, ha tantissima acqua in questo momento del disgelo, ha nevicato due settimane fa! L’acqua del fiume e dei ruscelli ci accompagna per un bel po’.

Con i compagni di parecchie camminate si scherza un pochino, facciamo pure il collaudo di un ponte!

La verità è che sono un po’nervoso, è tanto che non vado in montagna, è tanto che non viene in montagna con me Giorgia, non so le sue reazioni.

Si sale su pendii molto erbosi, ancora indietro sulle fioriture,e alla fine si arriva al granito.
Le rocce e le montagne intorno a noi disegnano contorni frastagliati decisamente improbabili secondo la gravità. Non posso ripetere gli epiteti “priapeschi” che gli abbiamo dato!
Sulla parte di granito si seguono bolli rossi, e si cammina in piena aderenza di scarpone (we love Vibram), sfruttando le pieghe di una roccia testarda che comunque non si piega facilmente al gelo e a millenni di erosione. Qualche passaggio di arrampicata di I grado, giusto qualche passo aiutandosi con le mani. Giorgia comincia a soffrire troppo, si lamenta già da un po’, ma faccio finta di non sentire, conoscendo bene che la sua soglia di sopportazione parte abbondantemente prima dei segnali di pericolo veri. Saliamo, sempre più lenti e sempre più sfruttando le screpolature della pelle di granito di questa montagna verametne grigia e che mi incute un discreto nervosismo, anche se mi da l’impressione della solidità. Cerco di tracciare una microtraccia meno diretta, ma più confortevole, per Giorgia.

Ancora qualche passo e siamo arrivati quas…e Giorgia mi esplode!
Niente, vuole sedersi, fermarsi..insomma non ne ha più secondo lei. Cerco di farla ragionare, non è un buon punto, niente..divento molto duro e la tiro su di peso. Ribadisco, non è un buon punto. Tira e molla, discutendo, arrabbiandomi, e fingendo di abbandonarla alla fine riesco a farla arrivare a un punto di sosta buono sotto l’ultimo pendio di arrivo al Rifugio, sul limite di inizio della neve, a un soffio dalla destinazione finale. Troviamo riparo dal vento dietro a due massi, valuto la situazione parlando con Giorgia e vedendo se si riprende un po’. Manca veramente poco, la mia voglia di salire è fortissima.

“Tu sali pure, io ti aspetto qui. Non ti preoccupare.”

E qui Giorgia recupera il raziocinio e mi sta dando la libertà. Sta anche bussando con forza sul mio istinto.

Alla fine mi rendo conto che devo cedere e mollare. Regola fondamentale: non si abbandona mai una persona in difficoltà. Soprattutto se fuori portata di cellulare, di vista e di udito.

Mi brucia da morire, ma evidentemente non è il giorno giusto.

Sta anche cambiando pesantemente il tempo. Il cellulare non prende, devo a questo punto avvisare Binels e Zamba che ci precedono, che non arriviamo fino a sopra. Rimaniamo fermi, mi metto in vista e scruto il crinale sperando che qualcuno non vedendoci arrivare butti un occhio verso il basso.

Niente.

Passa un po’, ma alla fine vedo la testa e l’occhiale di Zamba spuntare da sopra

“VENITE GIUUUU NOIIII STIAM QUIIII”.

Un pollice verso l’alto mi fa capire che l’informazione è arrivata.

Passa qualche minuto e allegramente li vedo trotterellare giù per la neve, mi raccontano del lago ghiacciato sopra (le foto sono le loro) e della neve fuori dal rifugio.

Riprendiamo il rientro e decidiamo di scender da un lato diverso rispetto a quello di salita, viste le pendenze.

Giorgia un po’ride e un po’no, è convinta sempre di fare figure di m***a, la verità è che ha già macinato 1000 m di dislivello in salita fino a 2400 m di quota, che è un signor risultato.

Più scendiamo e più Giorgia recupera velocità e un passo decisamente veloce.

La montagna ancora una volta si rivela un ambiente estremamente onesto: è un ambiente che volente o nolente ti da il modo di confrontarti con te stesso dal punto di vista psicologico, non basta il fisico.

Scendendo ci scattano una delle foto per me più emblematiche insieme degli ultimi tempi:

Qui siamo in discesa sul “Troso dei Aseni”, uniti nella difficoltà, anche sotto il maltempo che, come si vede, comincia a fare veramente paura.

Questo articolo è soprattutto per te Giorgia, che in qualche modo mi accompagni lungo le salite di questa vita ormai da un po’ e che sei, fuori dal tuo aspetto fragile, decisamente forte. Cercherò di essere sempre a distanza di qualche passo per darti una mano ad arrivare più in alto.

 

Distanza totale: 12.28 km
Totale salita: 1110 m
Totale discesa: -1129 m
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Giorgio M.

Ingegnere, amante della natura e suo frequentatore, da sempre, in molte declinazioni, membro del Club Alpino Italiano, preferisce la montagna ma è curioso di conoscere e scoprire altri ambienti. Ama le altezze, i boschi, i luoghi selvaggi e solitari e gli piacciono i viaggi alla scoperta di cose nuove. Senza la pretesa di essere un esperto, ha aperto questo sito per consigliare e invogliare i più pigri verso le rughe più belle e più nascoste della terra, spesso a due passi da casa. Dettagli attività.

Una breve fuga sul Grappa: le Meatte e il sentiero naturalistico

Il sentiero delle Meatte corre lungo le scoscese pareti del Monte Grappa affacciandosi verso la pianura. Peccato che il tempo non era proprio un granchè…al punto che verso la fine abbiamo fatto una digressione volante fuori sentiero!  E l’abbiamo finita a Rif. Bassano davanti alla polenta! Durante il percorso, credo all’incrocio con il sentiero naturalistico del Grappa, l’incontro abbastanza ravvicinato Continua la lettura di Una breve fuga sul Grappa: le Meatte e il sentiero naturalistico

Giorgio M.

Ingegnere, amante della natura e suo frequentatore, da sempre, in molte declinazioni, membro del Club Alpino Italiano, preferisce la montagna ma è curioso di conoscere e scoprire altri ambienti. Ama le altezze, i boschi, i luoghi selvaggi e solitari e gli piacciono i viaggi alla scoperta di cose nuove. Senza la pretesa di essere un esperto, ha aperto questo sito per consigliare e invogliare i più pigri verso le rughe più belle e più nascoste della terra, spesso a due passi da casa. Dettagli attività.

Monte Summano: 360° primaverili

L’idea del Monte Summano era venuta a Giorgia da qualche chiacchiera con i suoi colleghi e soprattutto ascoltando il disco Sulla testa dell’elefante, che qui ha avuto genesi.  Un monte abbastanza snobbato solitamente, perché a sud, perché non tanto alto, perché poco alpino forse…eppure è l’ultima propaggine della dolomia!

Per noi che abitiamo a Padova aveva molti punti a favore in quel weekend: vicino= dormiamo ore in più; vicino= colazione con calma; 500m di dislivello= dislivello onorevole; poco frequentato= tranquillità; 7 km= ottimo per riprendere fisico; basso= basta neve. E riprendendo lo slogan di una nota pubblicità: dove c’è dolomia, si sa, che per noi c’è casa!

Dove c’è dolomia, c’è casa.

Già la strada per arrivare è un pizzico avventurosa, con una parte sterrata, ma non tale da avere bisogno di fuoristrada. Stupenda e già piena di fiori.

Abbiamo percorso il sentiero delle creste parcheggiando al Colletto Grande di Velo, rientrando per la strada carrabile. Continua la lettura di Monte Summano: 360° primaverili

Giorgio M.

Ingegnere, amante della natura e suo frequentatore, da sempre, in molte declinazioni, membro del Club Alpino Italiano, preferisce la montagna ma è curioso di conoscere e scoprire altri ambienti. Ama le altezze, i boschi, i luoghi selvaggi e solitari e gli piacciono i viaggi alla scoperta di cose nuove. Senza la pretesa di essere un esperto, ha aperto questo sito per consigliare e invogliare i più pigri verso le rughe più belle e più nascoste della terra, spesso a due passi da casa. Dettagli attività.