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Val Malene e il Rifugio Cima d’Asta

Mesi di sedentarietà e senza le nostre montagne. E poi il meteo dà  uno sprazzo di sole irrinunciabile.

Così nel sole degli inizi di giugno ci avviamo lungo la Val Malene, con l’idea di arrivare al rifugio Cima d’Asta. La giornata è ottima, un sole caldo, tutta la prima parte scivola via attraverso il bosco molto tranquillamente, guadagnando quota, fino a sbucare a quota 2000, dove il bosco cede il passo alla vegetazione bassa. La Val Malene è bella, ha tantissima acqua in questo momento del disgelo, ha nevicato due settimane fa! L’acqua del fiume e dei ruscelli ci accompagna per un bel po’.

Con i compagni di parecchie camminate si scherza un pochino, facciamo pure il collaudo di un ponte!

La verità è che sono un po’nervoso, è tanto che non vado in montagna, è tanto che non viene in montagna con me Giorgia, non so le sue reazioni.

Si sale su pendii molto erbosi, ancora indietro sulle fioriture,e alla fine si arriva al granito.
Le rocce e le montagne intorno a noi disegnano contorni frastagliati decisamente improbabili secondo la gravità. Non posso ripetere gli epiteti “priapeschi” che gli abbiamo dato!
Sulla parte di granito si seguono bolli rossi, e si cammina in piena aderenza di scarpone (we love Vibram), sfruttando le pieghe di una roccia testarda che comunque non si piega facilmente al gelo e a millenni di erosione. Qualche passaggio di arrampicata di I grado, giusto qualche passo aiutandosi con le mani. Giorgia comincia a soffrire troppo, si lamenta già da un po’, ma faccio finta di non sentire, conoscendo bene che la sua soglia di sopportazione parte abbondantemente prima dei segnali di pericolo veri. Saliamo, sempre più lenti e sempre più sfruttando le screpolature della pelle di granito di questa montagna verametne grigia e che mi incute un discreto nervosismo, anche se mi da l’impressione della solidità. Cerco di tracciare una microtraccia meno diretta, ma più confortevole, per Giorgia.

Ancora qualche passo e siamo arrivati quas…e Giorgia mi esplode!
Niente, vuole sedersi, fermarsi..insomma non ne ha più secondo lei. Cerco di farla ragionare, non è un buon punto, niente..divento molto duro e la tiro su di peso. Ribadisco, non è un buon punto. Tira e molla, discutendo, arrabbiandomi, e fingendo di abbandonarla alla fine riesco a farla arrivare a un punto di sosta buono sotto l’ultimo pendio di arrivo al Rifugio, sul limite di inizio della neve, a un soffio dalla destinazione finale. Troviamo riparo dal vento dietro a due massi, valuto la situazione parlando con Giorgia e vedendo se si riprende un po’. Manca veramente poco, la mia voglia di salire è fortissima.

“Tu sali pure, io ti aspetto qui. Non ti preoccupare.”

E qui Giorgia recupera il raziocinio e mi sta dando la libertà. Sta anche bussando con forza sul mio istinto.

Alla fine mi rendo conto che devo cedere e mollare. Regola fondamentale: non si abbandona mai una persona in difficoltà. Soprattutto se fuori portata di cellulare, di vista e di udito.

Mi brucia da morire, ma evidentemente non è il giorno giusto.

Sta anche cambiando pesantemente il tempo. Il cellulare non prende, devo a questo punto avvisare Binels e Zamba che ci precedono, che non arriviamo fino a sopra. Rimaniamo fermi, mi metto in vista e scruto il crinale sperando che qualcuno non vedendoci arrivare butti un occhio verso il basso.

Niente.

Passa un po’, ma alla fine vedo la testa e l’occhiale di Zamba spuntare da sopra

“VENITE GIUUUU NOIIII STIAM QUIIII”.

Un pollice verso l’alto mi fa capire che l’informazione è arrivata.

Passa qualche minuto e allegramente li vedo trotterellare giù per la neve, mi raccontano del lago ghiacciato sopra (le foto sono le loro) e della neve fuori dal rifugio.

Riprendiamo il rientro e decidiamo di scender da un lato diverso rispetto a quello di salita, viste le pendenze.

Giorgia un po’ride e un po’no, è convinta sempre di fare figure di m***a, la verità è che ha già macinato 1000 m di dislivello in salita fino a 2400 m di quota, che è un signor risultato.

Più scendiamo e più Giorgia recupera velocità e un passo decisamente veloce.

La montagna ancora una volta si rivela un ambiente estremamente onesto: è un ambiente che volente o nolente ti da il modo di confrontarti con te stesso dal punto di vista psicologico, non basta il fisico.

Scendendo ci scattano una delle foto per me più emblematiche insieme degli ultimi tempi:

Qui siamo in discesa sul “Troso dei Aseni”, uniti nella difficoltà, anche sotto il maltempo che, come si vede, comincia a fare veramente paura.

Questo articolo è soprattutto per te Giorgia, che in qualche modo mi accompagni lungo le salite di questa vita ormai da un po’ e che sei, fuori dal tuo aspetto fragile, decisamente forte. Cercherò di essere sempre a distanza di qualche passo per darti una mano ad arrivare più in alto.

 

Distanza totale: 12.28 km
Totale salita: 1110 m
Totale discesa: -1129 m
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Giorgio M.
Ingegnere, amante della natura e suo frequentatore, da sempre, in molte declinazioni, membro del Club Alpino Italiano, preferisce la montagna ma è curioso di conoscere e scoprire altri ambienti. Ama le altezze, i boschi, i luoghi selvaggi e solitari e gli piacciono i viaggi alla scoperta di cose nuove. Senza la pretesa di essere un esperto, ha aperto questo sito per consigliare e invogliare i più pigri verso le rughe più belle e più nascoste della terra, spesso a due passi da casa. Dettagli attività.

Una breve fuga sul Grappa: le Meatte e il sentiero naturalistico

Il sentiero delle Meatte corre lungo le scoscese pareti del Monte Grappa affacciandosi verso la pianura. Peccato che il tempo non era proprio un granchè…al punto che verso la fine abbiamo fatto una digressione volante fuori sentiero!  E l’abbiamo finita a Rif. Bassano davanti alla polenta! Durante il percorso, credo all’incrocio con il sentiero naturalistico del Grappa, l’incontro abbastanza ravvicinato Continua la lettura di Una breve fuga sul Grappa: le Meatte e il sentiero naturalistico

Giorgio M.
Ingegnere, amante della natura e suo frequentatore, da sempre, in molte declinazioni, membro del Club Alpino Italiano, preferisce la montagna ma è curioso di conoscere e scoprire altri ambienti. Ama le altezze, i boschi, i luoghi selvaggi e solitari e gli piacciono i viaggi alla scoperta di cose nuove. Senza la pretesa di essere un esperto, ha aperto questo sito per consigliare e invogliare i più pigri verso le rughe più belle e più nascoste della terra, spesso a due passi da casa. Dettagli attività.

Monte Summano: 360° primaverili

L’idea del Monte Summano era venuta a Giorgia da qualche chiacchiera con i suoi colleghi e soprattutto ascoltando il disco Sulla testa dell’elefante, che qui ha avuto genesi.  Un monte abbastanza snobbato solitamente, perché a sud, perché non tanto alto, perché poco alpino forse…eppure è l’ultima propaggine della dolomia!

Per noi che abitiamo a Padova aveva molti punti a favore in quel weekend: vicino= dormiamo ore in più; vicino= colazione con calma; 500m di dislivello= dislivello onorevole; poco frequentato= tranquillità; 7 km= ottimo per riprendere fisico; basso= basta neve. E riprendendo lo slogan di una nota pubblicità: dove c’è dolomia, si sa, che per noi c’è casa!

Dove c’è dolomia, c’è casa.

Già la strada per arrivare è un pizzico avventurosa, con una parte sterrata, ma non tale da avere bisogno di fuoristrada. Stupenda e già piena di fiori.

Abbiamo percorso il sentiero delle creste parcheggiando al Colletto Grande di Velo, rientrando per la strada carrabile. Continua la lettura di Monte Summano: 360° primaverili

Giorgio M.
Ingegnere, amante della natura e suo frequentatore, da sempre, in molte declinazioni, membro del Club Alpino Italiano, preferisce la montagna ma è curioso di conoscere e scoprire altri ambienti. Ama le altezze, i boschi, i luoghi selvaggi e solitari e gli piacciono i viaggi alla scoperta di cose nuove. Senza la pretesa di essere un esperto, ha aperto questo sito per consigliare e invogliare i più pigri verso le rughe più belle e più nascoste della terra, spesso a due passi da casa. Dettagli attività.

Monte Grappa: l’inverno ti sorprende

Ad inizio gennaio, complice il buon tempo e la tenacia trascinatrice di Zamba, abbiamo fatto una piccola escursione sul Monte Grappa, più per sgranchirsi le gambe e godersi un po’d’aria che per velleità alpinistiche. Eravamo fermi da tempo, e il clima ancora senza neve ma con aria secca ci ha consentito panorami interessanti. Era la mia prima volta sul Grappa senza maltempo!

 

Distanza totale: 4.75 km
Totale salita: 358 m
Totale discesa: -319 m
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Giorgio M.
Ingegnere, amante della natura e suo frequentatore, da sempre, in molte declinazioni, membro del Club Alpino Italiano, preferisce la montagna ma è curioso di conoscere e scoprire altri ambienti. Ama le altezze, i boschi, i luoghi selvaggi e solitari e gli piacciono i viaggi alla scoperta di cose nuove. Senza la pretesa di essere un esperto, ha aperto questo sito per consigliare e invogliare i più pigri verso le rughe più belle e più nascoste della terra, spesso a due passi da casa. Dettagli attività.

Rifugio Mulaz dalla Val Venegia: inizia tranquilla ma ti spacca dopo

L’avevamo schivato già due volte. Entrambe per maltempo. E poi mi dicono “potremmo andare al Mulaz”. Potevamo dire di no?? Manco morti! Partenza ad orario antidiluviano da Padova, ma giornata con meteo ottimo! La Val Venegia ci accoglie veramente bellissima di primo mattino e i primi 4 Km vanno via lisci praticamente in piano su bellissimi prati.

E poi no.

Nel senso che i 900 circa metri di dislivello sono piazzati tutti nei successivi 3 Km. Una “tirata” verso l’alto tutta sotto il sole.

La coppia di amici che ci ha proposto il giro, ci comincia a staccare. Quando vedo Co’ un paio di tornanti sopra sono veramente contento, ci ho provato almeno un trilione di volte a portarlo in montagna! Se parte a fuso così, vuol dire che è fattibile praticamente tutto per lui, e per me è veramente un momento di contentezza.

Poi raccolgo un polmone da terra e mi fermo, Giorgia va in difficoltà (e non è l’unica vicino a noi). Fa niente, siamo attrezzati a bivaccare, mando gli altri avanti e ci vedremo solo dopo al rifugio. Da qui in poi procederemo molto lentamente, il caldo, la colazione non proprio buona e la mancanza di sonno ci bloccano ogni 20 m di salita circa. Ad un certo punto comincio a chiedermi se non sia il caso di scendere, ma ragionando conviene salire al rifugio ed eventualmente dormire lì se è proprio necessario. Il panorama è bello, incontriamo anche le stelle alpine e non rachitiche, ma belle grasse.

Sembra eterna questa salita, ma poi si scende..e si scende..200 m circa e arrivati all’ombra del tetto del rifugio Mulaz e la sua Apfelschoerle mi sembrano il paradiso in terra.

Credo che ognuno abbia una montagna nel cuore che appartiene solo a lui stesso, quelle di Chicca sono queste qui. Siamo felici di essere qui con loro, un piccolo sogno (mio) realizzato.

Pausa, foto di rito, panino acqua e soprattutto una fetta di  Lienzertorte! E poi il rientro, Giorgia sta molto meglio. Io sogno un albero con un po’di ombra e poi alla fine lo ottengo, un sacco di alberi con ombra refrigerante! E sono l’uomo più felice del mondo!

Distanza totale: 13.04 km
Totale salita: 950 m
Totale discesa: -928 m
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Giorgio M.
Ingegnere, amante della natura e suo frequentatore, da sempre, in molte declinazioni, membro del Club Alpino Italiano, preferisce la montagna ma è curioso di conoscere e scoprire altri ambienti. Ama le altezze, i boschi, i luoghi selvaggi e solitari e gli piacciono i viaggi alla scoperta di cose nuove. Senza la pretesa di essere un esperto, ha aperto questo sito per consigliare e invogliare i più pigri verso le rughe più belle e più nascoste della terra, spesso a due passi da casa. Dettagli attività.

Torti e ritorti sul Garda: il sentiero dei contrabbandieri

Che il sentiero alpinistico Torti sul lago di Garda, fosse in origine un sentiero di contrabbandieri è una fantasia. La verità è che è il cosiddetto “tracciolino”: una via di studio per una nuova strada. E’ un sentiero bellissimo e alpinistico, facile per carità, ma con tutte le difficoltà che questo comporta: esposizione, passaggi stretti, assicurazione da fare a corda, materiale da portarsi dietro, etc..

Grazie ad altri che mi han portato tipo peso morto con loro (io non credo che avrei avuto le capacità), è stata una esperienza interessante con vista sensazionale del lago di Garda. (Grazie ancora grazie)

I punti di eventuale crisi sono secondo me essenzialmente quattro:

  • un passaggio in spaccata (se si spacca tanto ma tanto) oppure ci si appende con un rinvio;
  • un passaggio in arrampicata, con staffa metallica di aiuto, utile vincere la paura e non appendersi con un rinvio al cavo metallico, usare solo i moschettoni della longe, pena entrare in difficoltà nel momento in cui è necessario passare i moschettoni del set;
  • una malefica scaletta bastarda semovente (non metterò il video della mia perdita di dignità, mi vergogno troppo);
  • dulcis in fundo la risalita a Pregasina su un sentiero EE(sticazzi) che risale tutte le linee di livello tagliandole per la massima pendenza. Utile attaccarsi con i denti!

Se volete cliccando qui una relazione tedesca, ben fatta.

 

Distanza totale: 5.51 km
Totale salita: 605 m
Totale discesa: -603 m
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Giorgio M.
Ingegnere, amante della natura e suo frequentatore, da sempre, in molte declinazioni, membro del Club Alpino Italiano, preferisce la montagna ma è curioso di conoscere e scoprire altri ambienti. Ama le altezze, i boschi, i luoghi selvaggi e solitari e gli piacciono i viaggi alla scoperta di cose nuove. Senza la pretesa di essere un esperto, ha aperto questo sito per consigliare e invogliare i più pigri verso le rughe più belle e più nascoste della terra, spesso a due passi da casa. Dettagli attività.

Torre di Toblin: terrazza panoramica sulle Tre Cime

La mattina inizia in solitudine lungo la strada che dal Rif. Auronzo va al Rif. Locatelli. Freddo cane (2°C). Vento. Tempo s-t-u-p-e-n-d-o!!!!
L’appuntamento con gli altri che salgono dalla val Fiscalina è per mezzogiorno circa al Locatelli, sotto le Tre cime di Lavaredo. Mi fa pensare che nell’epoca dei cellulari, finalmente ci siamo dovuti sganciare dalla tecnologia e darci come una volta un appuntamento: non c’è campo.

Valuto per un buoni 10 minuti se completare il giro delle Tre cime passando sotto il ghiaione allungando o andare diretto al rifugio. Poi penso che ha nevicato due giorni fa e che le temperature potrebbero provocare qualche distacco, e sono da solo, meglio lasciarle alla prossima volta.

Vado su tranquillo e senza fretta, sono in anticipo. Arrivo al rifugio Lavaredo e un elicottero giallo mi sorvola rapido bloccandosi appena sotto la Cima grande. Sono gli “angeli” del Soccorso alpino, l’elicottero studia la situazione in alto, scarica col verricello on tecnico, torna indietro ed atterra lasciando a terra i sanitari. Sembra brutto da dire ma è impossibile non guardare la spettacolarità delle manovre del mezzo. Riparte rapidissimo, aggancia tecnico e ferito in alto (a spanne sembrano  30 m di cavo minimo) e mentre rientra affianco al rifugio recupera tutto il cavo e i due all’interno della carlinga. Rimango inebetito a guardare.

Mi decido a ripartire e scavallo la forcella, in vista rifugio Locatelli. Una bomba di vento mi da uno schiaffo solenne mentre mi rintano nella giacca.

Al rifugio aspetto gli altri, il tempo passa, poi arrivano i primi! E’ sempre una emozione trovarsi in questi posti dove il cellulare non prende, anche se sono solo poche ore che ci siamo separati, quando vedi i primi sorrisi sei finalmente tranquillo che il cammino è stato buono e tutto è andato bene. Il tempo di una birra e siamo di nuovo insieme. Manca solo un altro gruppo, ma sarà per il pomeriggio.

Doveroso riposo di un’oretta per gli altri che hanno sulle gambe 1000 m di dislivello e poi in 4 partiamo per la Torre di Toblin, un pinnacolo dietro il rifugio, ex osservatorio durante la guerra.

L’avvicinamento è tranquillo e arriviamo allo strappo iniziale. Come al solito è tosto e ha un paio di passaggi semplici di arrampicata (II). La ferrata procede soprattutto su scalette, dalle posizioni decisamente assurde, strapiombanti a volte, abbastanza esposte. Quasi tutti i cambi dei moschettoni ci costringono a posizioni kamasutriche.”Sarà contenta Giorgia quando torni!”- “Ti farò sapere appena la vedo cosa ne pensa!”, scherziamo salendo sopo il primo tratto in cui effettivamente abbiamo avuto tutti un pizzico di insicurezza. Ci siamo disabituati all’esposizione.

Qualche volta ti sorprende, devi andare in spaccata di brutto, oppure giri uno spigolo e ti trovi su una scaletta nel vuoto, ma poi alla fine vai su!

Saliamo su un camino con scale che consentono foto bizzarre da sotto e da sopra a tutti e quattro.

E alla fine la cima della Torre di Toblin (2600 e rotti). Spettacolo con vista Tre cime. Perfino il cuore si allarga secondo me.

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L’unico punto in cui il cellulare prende, avvertiamo che siamo in cima e che tutto va bene. Inevitabile dall’alto capo del telefono il “ma dove cazzo eri finito??”.

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“Dove cazzo sei finito???”

Il dialogo standard più o meno è questo:

Morosa: “Ma dove cazzo eri finito??!! Dovevi farti vivo 3 ore fa!!”

Moroso: “Scusa ma qui non prende! Siamo in cima, tutto bene!”

Morosa: “Ahn ok meno male! Adesso andate al rifugio?”

Moroso: “Eh no adesso dobbiamo scendere”

Morosa: “Ma siete tanto in alto?”

Moroso: “Eh un po’…”

Morosa: “Va bene quando siete al rifugio fammi sapere!”

Moroso: “Eh no non prende ci sentiamo domani..ma forse riesco”

Morosa: *********(censura)

Buono, si rientra, 200 m di cavi più o meno in discesa, facili. Qualche passaggio con pioli che cadono alla giusta altezza per evirare i malcapitati. Poi smettono i cavi e io e Zamba rallentiamo, siamo più insicuri, la discesa è su roccette scoscese in mezza arampicata facile. Alpinistico facile insomma. Facciamo anche una digressione in una galleria.

Totale circa 2.30 ore (alla faccia di vieferrate.it che dava in tutto 1:30 h circa).

Alla fine rientriamo al Locatelli contentissimi e con fame famelica ci avviciniamo alla cassa e chiediamo (alle 15.30) qualcosa da mangiare, non un piatto caldo ovviamente, ma una fetta di torta o un panino…”no la cucina è chiusa”, perchè il pane lo cucini al momento??…mentre cominciavo già a pensare di sfondare il bancone a colpi di scarpone arriva magicamente un mega vassoio con torta alla ricotta alta come la Torre di Toblin e l’animo si placa immediatamente.

Aspettiamo l’arrivo degli ultimi della giornata scrutando il sentiero in lontananda come dal nido di un aquila.

“Quello li che fa le foto fuori sentiero mi pare Paolo” “Dici?” “Si dai è lui!” “Quella è la Eve?” “No” “Si!” “Si hai ragione sono loro!”

Arriva anche il 7° Corso base CAI Padova, e incontriamo volentieri, oltre che i corsisti, gli amici che non vediamo da un po’!

E’ veramente stupendo essere li tutti insieme. Aspetto un’oretta e poi mi incammino anche io per la mia strada del ritorno.

Mi giro cinque o sei volte a guardare verso il rifugio e la cima di Sesto dove il corso è affollato sulla cima, provo a mandare un segnale con lo specchio, chissà se mi han visto.

 Il vento tira teso e comincia di nuovo a fare freddo, ma verso le 17 la montagna assume un momento di stasi irreale.

 Arrivo alla forcella, l’ultimo momento di visibilità di dove sono partito. Non tornerei più a casa.

Ciao ragazzi, io vado.

Un altra mezzora e sono all’Auronzo in macchina. Finalmente basta vento!

Avverto tutti che sono arrivato.  Si torna.

Distanza totale: 10.49 km
Totale salita: 622 m
Totale discesa: -641 m
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Giorgio M.
Ingegnere, amante della natura e suo frequentatore, da sempre, in molte declinazioni, membro del Club Alpino Italiano, preferisce la montagna ma è curioso di conoscere e scoprire altri ambienti. Ama le altezze, i boschi, i luoghi selvaggi e solitari e gli piacciono i viaggi alla scoperta di cose nuove. Senza la pretesa di essere un esperto, ha aperto questo sito per consigliare e invogliare i più pigri verso le rughe più belle e più nascoste della terra, spesso a due passi da casa. Dettagli attività.