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Da Bressanone a Novacella, nuovi itinerari nascosti

Da Bressanone a Novacella ci siamo andati tante volte, ma alla ricerca di nuove vie, abbiamo scoperto un sentiero che da Stufles, la parte più vecchia e antica di Bressanone, si muove più in alto di dove siamo sempre andati. E offre degli scorci impensati dove riflettere.

Interessante è stato scoprire “Nähcito”, nascosta in un vicolo a Novacella, una nuova attività dedicata al taglio e cucito e alla sartoria, ma con un pizzico molto particolare: caffè, corsi, e attrezzature in affitto simile ad un fablab.

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I boschi di Spinga

Sempre alla ricerca di spunti nuovi e lontani dalle rotte standard del turismo ci siamo inoltrati per i boschi di Spinga, un piccolo paese a nord di Bressanone. Ritmi più calmi e boschi a perdita d’occhio.

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Da Bressanone a Novacella, un breve giro con vista

Novacella è una abbazia tra le più belle dell’Alto Adige, ed è relativamente poco conosciuta. Questo giro permette di lasciare l’auto a Bressanone e, seguendo il corso del fiume Isarco arrivare all’abbazia (da non perdere, se possibile, la visita alla biblioteca, altrimenti consolatevi con gli ottimi vini!).  La passeggiata del ritorno prosegue tranquillamente senza strappi attraverso i campi e scendendo lungo il versante est della valle si rientra a Bressanone al punto di partenza.

Indicata per ritrovare un momento di relax vicino alla civiltà e per ricominciare a rimettersi in forma.

Alla ricerca della neve: Rio Scaleres Schalders (Bressanone)

In questo Natale senza molta neve svegliarsi con il manto bianco che ricopre ancora tutto è stato emozionante. E così si va alla ricerca della neve più fonda in una delle valle laterali dell’Isarco: la valle di Scaleres.

Giretto molto tranquillo senza impegno, in una valle bella e abbastanza selvaggia, con molte foreste, sicuramente fredda ed in ombra e che meriterà qualche altra escursione in futuro. L’unico paese della valle è appunto Scaleres (Schalders) ed il Rio Scaleres, che scorre sul fondo della valle ha una qualità delle acque eccellente.

Sotto la neve il ghiaccio del fiume è stato particolarmente infido e ci ha costretto a qualche tratto a quattro zampe (ma le foto impietose non ve le mostriamo!).

Giro del Putia: la montagna dolce dove non te la aspetti

La mattinata inizia all’ombra del massiccio del Putia (Peiterkofel) e fa quasi freddo sotto questo imponente massiccio che staglia la sua ombra sulle malghe che si trovano al Passo delle Erbe. Ma è bellissima. Decidiamo di percorrere il giro in senso antiorario, per non trovarci il ghiaione iniziale in discesa a gambe stanche. La salita iniziale, per fortuna, scoraggia i più inesperti.

Nel mattino freddo salutiamo molte persone con parecchia “gamba” che ci superano e ci fanno capire di non essere dei principianti. Si sale. Poi, dopo, si sale ancora. Ci si infila in quella valle stretta sulla destra con qualche lembo di neve in cima, giusto per bagnare gli scarponi. E poi si arriva in forcella.

Qui tutto cambia, il paesaggio in falsopiano del lato nascosto dietro al Putia, è una tranquilla passeggiata su prati di alpeggio con alcuni saliscendi per nulla difficili. Una bolla di tranquillità dopo la durezza della roccia.

Dopo alcune ore e una lunga pausa pranzo sdraiati su questi magnifici prati, arriviamo alla seconda forcella di Goma. Qui incontriamo, vista anche l’ora pomeridiana più consona agli umani normali, parecchia gente affaticata e male attrezzata che chiede, salendo, “quanto manca al rifugio?”. Peccato che non ci sia un rifugio nei paraggi.

Scendiamo seguendo il lato a strapiombo del Putia, tra mughi, prati e enormi massi.

La giornata sta finendo, ma è stata veramente un esperienza.

Consigliato a chi non si fa scoraggiare dalle salite e sa come allacciarsi gli scarponi.