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Ferrata Che Guevara: quando l’aggettivo “lunga” non rende

La ferrata Che Guevara risale l’imponente parete del Monte Casale. La caratteristica principale? E’ veramente, ma veramente, eterna!

Non vi annoierò con la relazione, che potete trovare qui, ma un aggettivo lo voglio usare: eterna! La ferrata in sè non è difficile, ha solo un piccolo strappo iniziale che merita un pizzico di attenzione, e qualche passaggio non assicurato di II grado ma sempre abbastanza protetto. La vera difficoltà è la lunghezza e la vera remunerazione non è, come nelle ferrate dolomitiche, il paesaggio durante la salita, quanto la vista della gigantesca parete del Monte Ceva all’inizio e il sorprendente prato sulla cima alla fine. La cava sotto le pendici del monte è quanto di più impattante si possa concepire affianco alla visuale del Castello di Toblino appollaiato in mezzo al suo lago.

Dopo aver lasciato la lingua a strascico lungo gli ultimi due tratti di cavo, arrivare sul prato sembra di essere arrivati in paradiso…la radler al Rifugio Capanna Don Zio non è da meno!

Grazie ai miei compagni di salita, mi raccomando: fate buon viaggio!

Distanza totale: 4.24 km
Totale salita: 1402 m
Totale discesa: -56 m
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Ferrate del Velo e Porton – Pale di San Martino

Le due ferrate del Porton e del Velo  consentono un itinerario “aereo” attraverso l’altipiano delle Pale di San Martino, un paesaggio lunare in quota, facilmente accessibile dagli impianti di Colverde.

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Altopiano delle Pale con vista sul ghiacciaio della Fradusta

Non conoscevo bene la zona, e devo dire che mi ha colpito la differenza di colore con l’altipiano del Sella. Sì, di colore, complice anche la giornata plumbea, qui la roccia sembra grigia, rispetto al bianco accecante della dolomia e del quarzo. Un paesaggio maestoso, duro, assolutamente temibile. Lo si percepisce appena scesi dalla funivia: qui le “madonne” volano!

15-08-01-08-51-38_stitchEd effettivamente sono volate parecchio! In compagnia con “madonne incoronate”, “zii bubi”, diversi dei di religioni diverse e suini vari fino ad arrivare al grado imperativo di “madonna incoronatissima” da parte della nostra valutatrice ufficiale nella scala del Zio bubu.

Il sentiero fino all’attacco della prima ferrata non pone particolari problemi a chi è abituato alla montagna, salvo trovarsi in mezzo al maltempo. Continua la lettura di Ferrate del Velo e Porton – Pale di San Martino

CAI E2: Ferrata Tridentina e Cima Pisciadù

Quando dal fondo valle da bambino vedevo il ponte della Tridentina, mi sembrava una meta inarrivabile. Grazie agli istruttori e ai compagni di corso CAI, invece, inaspettatamente, ci sono riuscito anche io! Non badate alle foto, sembro sciolto, ma in realtà sul ponte ero “rigidino”! Una due giorni molto intensa, con salita al rifugio Cavazza al Pisciadù per la ferrata Tridentina, ascensione alla cima Pisciadù (bravi a quelli che ci sono arrivati!) e discesa per la Val de Mesdì. Continua la lettura di CAI E2: Ferrata Tridentina e Cima Pisciadù

Sentiero attrezzato Bonacossa

La verità è che quando ti svegli presto la mattina, il sabato mattina, pensi sempre “ma non potevano piacermi gli scacchi ?”. E questo succede sempre. Ogni volta. Anche questa!

Il sentiero attrezzato Bonacossa attraversa tutti i Cadini di Misurina, con vista sul lago e sul versante delle Tre cime di Lavaredo, visibili dal loro lato B (ovvero da dietro).

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I panorami sono  incredibili e viaggiando sul filo dei 2300 m lungo questo tratto dell’alta via n°4 la sensazione è effettivamente stupenda. L’itinerario, al di là di quanto si vede dalla cartina, è effettivamente lungo  e l’esposizione può essere problematica. I tratti attrezzati sono molto facili, tuttavia “madre incoronata!”, sono molto più pericolose le cenge franate dove un minimo di cavo non faceva mica schifo! Il punto dove questo è più evidente, è proprio la parte finale, quando la stanchezza nelle gambe, si fa sentire. Sconsigliato ai vertiginosi, ai poco allenati e a chi ha nessuna esperienza. Ovviamente d’obbligo almeno il set da ferrata e caschetto.

Molto valido come giro per chi si avventura sui sentieri EEA, dopo un po’di gavetta negli EE, consente vie di fuga a distanze regolari e, anche con la paura, non potrà rimanere indifferente alla bellezza del panorama.

Ringrazio Zamba per l’ospitalità e le foto, le sue distinguibili dal “_Zambelli” finale.

E tutti quanti per quel particolare momento di stasi, alle 18 di sera, abbarbicati a metà di un colosso di pietra, col tramonto in arrivo e il silenzio sotto di noi…e la Eve Priveato che parla! 🙂

Difficoltà: 2 Zio bubu e 4 Madre incoronata…:-)

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Distanza totale: 8.02 km
Totale salita: 1104 m
Totale discesa: -1060 m
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CAI E2: Ferrata Col dei Bos

Posso dire che il massiccio del Lagazuoi è una delle mie montagne “cardine”. Qui la mia prima ferrata da ragazzino (la Kaiserjager) con mio papà, qui il mio primo approccio con l’aria sottile, grattando i 3000 m.
La ferrata Col dei Bos (2559 m.s.l.m.m.) sale proprio sul fianco ripido del massiccio ed è considerata una ferrata mediamente difficile. Visto il tratto iniziale in cui tutti, ma proprio tutti, hanno un momento di difficoltà, decisamente poco appigliato per i piedi, l’abbiamo ribattezzata una ferrata del livello “Zio bubu”. Perchè almeno un “zio bubu” ti scappa nei primi 20 m.

Direi che, al contrario di quanto dicono, è un ottima ferrata per principianti alla prima esperienza se vuoi toglierteli di torno in tempi rapidi.

Il panorama, complice anche il meteo, è comunque uno dei migliori e, arrivati in cima, il paesaggio vale sicuramente la fatica.

La parte peggiore, e forse la più pericolosa, probabilmente è invece proprio il rientro per il canalone, ripido e decisamente franoso che fatto a gambe stanche non aiuta.

Distanza totale: 4.8 km
Totale salita: 588 m
Totale discesa: -579 m
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