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Montagna covid-free: Lazfons da Kühhof al rifugio Santa Croce

Una estate lontano dalle Dolomiti.

Difficile. Doloroso direi.

Ma le nostre Dolomiti sono state letteralmente assaltate quest’anno, costringendoci a ripiegare dove il turismo arriva ancora poco e a piacevolmente riscoprire luoghi dove i ritmi dei masi hanno ancora il senso dell’azienda agricola. Dove la stalla è ancora affianco alla chiesa del paese.

L’escursione che decidiamo di fare, dopo molte titubanze, parte dal parcheggio Kühhof e arriva per sentiero largo e senza possibilità di dubbio al rifugio Santa Croce di Lazfons, che scopriamo essere il luogo di pellegrinaggio più alto d’Europa.

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Asiago: il Monte Fior e la città di roccia

A volte non abbiamo voglia di alzarci all’alba e metterci in macchina per 3 ore, e con questo spirito è nata questa escursioncina in un luogo che ha dalla sua la storia, il panorama e naturalmente la natura!

L’ispirazione ce l’ha data un nostro amico, guida naturalistica, Jacopo Longo, che su Instagram ha postato qualche foto …ed eccoci qui!Grazie Jacopo!

Giretto tranquillo, adatto alle famiglie se preso da bivio Slapeur, poco dislivello, ma una buona tranquillità con la scusa che per arrivarci ci vuole un po’di macchina su strada bianca!

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Croda da Lago e Lastoi de Formin: isolati a due passi dalla folla

Un giro semplice ma che ci ha dato soddisfazione dopo settimane di pseudo impoltronimento a causa del lockdown, ci ha portato sui Lastoi de Formin, eseguendo il periplo della cresta della Croda da Lago. A due passi dal Mondeval in effetti.

Non c’è dubbio che in questi mesi la montagna sia presa d’assedio, ma siamo riusciti a starcene in disparte per qualche ora dal buon numero di persone che invece stavano ammassate sul lago Federa.

L’itinerario parte dal Ponte di Rucurto, qualche curva a valle del passo Giau, verso Cortina, e si snoda dapprima nel bosco, poi si inerpica verso i Lastoi de Formin. Tutta l’ultima parte del sentiero corre all’interno di una vallecola, stretta tra la Croda da Lago e lo Spiz de Mondeval, si arriva a forcella Ambrizzola e poi…

…ci guardiamo intorno…

…vediamo un fuori sentiero che accorcia…

…E giù per un ghiaione (che passione!) , planando velocemente verso rifugio Croda da Lago!

Le due ore nella valle sono state veramente rigeneranti e la svolata finale “sciando” sul ghiaione memorabile.

Itinerario non difficile e ideale per chi ha necessità di dividere un gruppo in due: chi è più “carburato” può seguire il nostro itinerario, chi invece più “tranquillo” può procedere direttamente al rifugio, per poi ricongiungersi.

Strada delle 52 gallerie

Itinerario straconosciuto e di sicuro gusto a inizio e fine stagione estiva su monte Pasubio, è la porta per le ascensioni in generale e permette a tutti di sentirsi un piccolo Messner, con una vista che spazia sulla pianura padana.

Il percorso, come dice il nome, ha di buono che è costellato di 52 gallerie (estremamente refrigeranti), ma ha di cattivo che è estremamente caldo ed un pochino esposto nell’ultimo tratto, quindi… occhio ai bambini!

Lo abbiamo percorso ormai la scorsa stagione, ma abbiamo tenuto nella manica l’articolo per tempi migliori…no, non è vero, semplicemente non abbiamo fatto in tempo ad imbastirne uno credibile!

Di relazioni è pieno il web, e noi non daremo sicuramente un valore aggiunto, ma vi diamo solo alcuni consigli e spunti:

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Ferrata Guzzella: quando il Grappa ci irride per la seconda volta

Mesi di inattività. E dove andiamo con poca macchina e abbastanza dislivello per poter cominciare un allenamento serio? Sul Grappa a fare la ferrata Guzzella!

La mattina parte tranquilla, sveglia tarda, sole, caldo, praticamente primavera. Rivedo Zamba dopo un po’di tempo.
L’ultima ferrata della stagione scorsa l’ha fatta con me. Attenzione a questo particolare.
L’avvicinamento alla Guzzella parte da San liberale, alle pendici del Grappa, ed è simile a quello della ferrata Sass Brusai: un fastidio che parte subito violento.
Dopo un traverso abbastanza in quota nel bosco,dove siamo soli, ad un certo punto, la svolta in mezzo alle foglie secche: va su dritta, dritta per le curve di livello.
Conto a naso 400 mt di dislivello in un ora fino ad adesso, ma adesso? mancano 200 mt in teoria all’attacco…e poi lo vediamo…è li quel ca**o di cartello del cavolo, li in cima.
Zamba mi guarda e mi dice “ma è quello li?”. Si, entrambi ci rendiamo conto che è quello li il cartello.
Si “rumega” nel sottobosco fino al cartello, che a pochi metri conduce all’attacco. Ci sediamo su alcune rocce e tiriamo fuori l’imbrago.

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