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#iorestoacasa

Prima di scrivere questo post, ci ho pensato. E’uno dei motivi del silenzio di questi mesi, unito a una buona dose di pigrizia. Ho pensato per un po’ all’utilità di un sito amatoriale come questo, che parla essenzialmente di tempo libero all’aria aperta, di viaggi e di “libertà”, in un momento in cui il mondo e la nostra piccola Italia sono costretti a bloccarsi in casa. Mi sono chiesto che cosa mai avrei potuto dire di utile.

Poi ho pensato che attualmente ho la possibilità di mandare un messaggio a oltre 1000 persone. Per una volta non voglio dare un messaggio di sola sintetica e glitterata positività, ma vorrei esprimere, nella difficoltà, la richiesta a tutti quanti di essere tenaci! Il messaggio più importante che mi sento di consigliare è:

STATE A CASA!

E’ un momento duro, per tutti, e sono sicuro che sarà duro per un discreto tempo, ma dobbiamo farlo. E’ importante che ognuno di noi, che ha a cuore il benessere dei propri cari e in generale, della comunità intera, cerchi di non prendere questa minaccia sottogamba. E’ un male subdolo, che toglie all’essere umano tutti i gesti che sono propri della sua natura, in altre parole, la socialità. Un abbraccio, un bacio, una stretta di mano. E con la primavera alle porte, e le belle giornate che ci guardano da fuori, è dura stare dentro, anche per me, sempre stato un lupo libero.

Personalmente ne faccio un dovere civico e morale. Verso tutti quelli a cui voglio bene, e verso quelli che ancora non conosco. A tutti mi sento di dire: tenete duro. Perchè la prima linea di combattimento in questa guerra senza pallottole è sicuramente quella degli ospedali e dei medici e infermieri, ma ci sono anche gli altri. Anche noi. Tutti quanti possono, e per come la vedo io, devono, fare le loro parte. Tutte queste iniziative di incoraggiamento e di forza, dalla musica, ai flashmob, etc, sono ammirevoli, sono effettivamente utili e mi commuovono molto, alla fine, da bravi italiani, riusciamo a tirare fuori una umanità (e una socialità, anche se differita), nelle difficoltà che non ha eguali, secondo me, nel mondo.

Che voi siate tra i medici, gli infermieri, i volontari e la macchina della prima linea, o siate invece nelle retrovie, a tutti va il nostro incoraggiamento. Tenete duro. Anche a chi ora si trova in telelavoro/lavoro agile come noi: a tutti imploriamo di lavorare anche di più di prima, anche se lo stipendio non è commisurato.

Non dimentichiamoci che l’Italia è un paese trasformatore, ad oggi semi paralizzato, e che chi per la sua professionalità offre specialmente servizi, può e deve cercare adesso di produrre il massimo. Perché, anche se quando sei alla decima ora di skype è difficile vederlo, stai contribuendo a muovere una economia che produce reddito, che attrae, per quanto poco, capitale per uno stato che fra poco sarà in ginocchio. Ognuno di noi, specialmente chi ha a che fare con clienti esteri, deve cercare di fare del suo meglio, anche se a lui non ne verrà in tasca, nulla di più del normale stipendio.

Perché, riflettiamoci, la mia azienda, se verrà pagata dai suoi clienti, potrà pagare lo stipendio mio e dei miei colleghi garantendo qualcosa anche per le loro famiglie e i loro figli. Personalmente reputo un mio dovere, qui nelle retrovie con tanti altri, pormi il problema di portare, dentro la mia martoriata e incasinata Italia, quanto più reddito possibile, anche se so benissimo che personalmente non mi non arriverà nulla.

Normalmente non prendo mai questo spazio per dare giudizi od opinioni, ma di fronte a tutto questo, non mi è possibile non essere almeno un po’umano e non lanciare qualche idea, avendone la possibilità.

Non tutto però viene per nuocere. Pensiamo a quanto abbiamo riscoperto l’importanza della socialità e degli affetti. Della importanza di cose scontate come la libertà, di viaggiare, di mangiare, di muoversi, di amarsi. Quante videochiamate in più rispetto al solito facciamo, ad amici che magari non sentiamo da un po’. Pensiamo a quanto saranno belle le nostre montagne, i nostri fiumi, i nostri parchi, quando ci ritorneremo, ora che abbiamo lasciato un po’respirare la natura che si è ripresa un pizzico di spazio. La ripresa economica sarà dura, non ce lo nascondiamo, ma noi, il paese con più biodiversità al mondo, anche dopo forse non avremo perso tutto, ma avremo anche guadagnato qualcosa: di guardare il mondo e l’altro con occhi diversi, forse con un pelo in più di rispetto, e con la ritrovata possibilità di dare a chi ha perso invece qualcuno o qualcosa in questa guerra, finalmente un abbraccio irriverente che prima di tutto questo forse non ci saremmo permessi.

Perciò:

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