Lessinia: la Valle delle Sfingi

Che il foliage sia ormai un fenomeno inflazionato anche alle nostre latitudini lo si sa.

Ma che a un’ora di strada da casa (la pianura veneta) si abbia la sensazione di essere in un posto comunque selvaggio non è comune al nostro sentire.

Così, incuriositi da questo nome decisamente particolare, con poche cartine in rete e qualche descrizione (ottima quella che vi segnalo qui), parte una nostra passeggiata alla ricerca della valle delle sfingi, fuori dalle zone battute e con pochi segnavia bianco-rossi dei sentieri CAI. Nel mezzo di una zona della montagna, non alta, non remota, anzi, mediamente centrale, ma per questo forse snobbata. Per questo forse salvaguardata.

Per questo forse la Lessinia è stata scelta come dimora Giulietta e Slavc, i due capostipiti e protagonisti del ripopolamento del lupo nel nostro arco alpino.

L’itinerario per la Valle delle Sfingi

La partenza che consiglio è al parcheggio del Museo Geopaleontologico di Camposilvano (Velo veronese) (si paga). Proseguendo a piedi lungo la strada verso nord, si incontra una strada sterrata sulla destra, senza cartelli e senza indicazioni, ma è visibile un caratteristica formazione a “fungo” di pietra su una collinetta prima della svolta. Si prosegue per la strada sterrata fino ad un primo edificio e si passa attraverso la proprietà.

Non fatevi scoraggiare e abituatevi, il percorso sarà tutto così: un po’…”a sentimento”, tra muretti da scavalcare, cancelli da aprire, fili spinati dove trovare un varco, ma mai difficile. L’unico aspetto di cui tenere conto è l’orientamento che potrebbe diventare problematico, in particolare in caso di maltempo.

Alla fine della strada sterrata vedrete che la vallata si apre e compaiono “Le sfingi”, delle formazioni geologiche particolari che si fanno molto notare.

Arriviamo alla malga che chiude la strada sterrata. E qui il primo dubbio sulla direzione da prendere. Non esiste un vero e proprio tracciato, noi abbiamo risalito il crinale della vallata sulla destra, attraverso delle macchie di latifoglie che in questa stagione sono diventati bellissimi. Arrivati abbastanza sopra da vedere malga Buse di sopra, tagliamo il prato fino alle caratteristiche delimitazioni di proprietà e sentieri, eseguite in marmo rosso di Verona. Riprendiamo la direzione sul crinale, fino alla malga e giriamo a destra.

Un paio di daini ci passano vicino sgambettando veloci verso una vallecola più in basso.

Il Sengio Rosso

Continuiamo su crinali, fino a svoltare per il Sengio Rosso.

E appena dopo trovo la casa della mia vita. Adagiata su un pendio con due grandi alberi a farle ombra, la vista sulla pianura, l’erba verdissima e il silenzio. (Sognare è sempre stato gratis.)

Aggiriamo la conca e costeggiamo il limite di proprietà, fino ad incontrare la strada che punta a Rifugio Lausen.

Da lontano vediamo molte macchine e decidiamo di non raggiungere il rifugio e rientrare verso Camposilvano.

Il rientro

Ci muoviamo per strada ora semi asfaltata verso l’abitato di Kunek e da li raggiungiamo il parcheggio.

Attenzione al rientro: molti bivi non sono segnati ed è facile perdersi, sotto vi lascio la traccia del nostro percorso.

Conclusioni

Una montagna con panorami antropizzati, e molte malghe che varrebbe la pena di valorizzare. A noi a lasciato una sensazione di pace estrema. Una camminata che, orientamento a parte, è adatta a tutti, senza grandi sforzi o quote elevate. Ci torneremo per trovare qualche altro giro da condividere.

Giorgio M.

Ingegnere, amante della natura e suo frequentatore, da sempre, in molte declinazioni, membro del Club Alpino Italiano, preferisce la montagna ma è curioso di conoscere e scoprire altri ambienti. Ama le altezze, i boschi, i luoghi selvaggi e solitari e gli piacciono i viaggi alla scoperta di cose nuove. Senza la pretesa di essere un esperto, ha aperto questo sito per consigliare e invogliare i più pigri verso le rughe più belle e più nascoste della terra, spesso a due passi da casa. Dettagli attività.

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