Monte Subasio: Assisi per i solitari

Quando si va ad Assisi non ci si pensa mai.

Ma Assisi, e San Francesco, avevano un rapporto intimo con la natura di quel luogo, natura che in parte è ancora presente, uscendo dal grande carrozzone della Basilica e dei tour turistici. Noi ci siamo avventurati sul Monte Subasio, dove ha collocazione l’eremo di San Francesco, tappa obbligata prima di salire lungo la strada sterrata, e in parte accidentata, che ci porta in cima.

La verità è che quando vedo una altura non riesco a non salirci! Arriviamo in macchina al parcheggio degli Stazi e poi…è più forte di me, anche se fuori forma, attraverso il grande prato, la vallecola e risalgo veloce sul colle San Rufino.

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A spasso nel bosco di s. Francesco!

Il bosco di San Francesco è una perla di Assisi che vale la pena di vedere. Una facile escursione, in un posto salvaguardato dal FAI, che inizia proprio da un piccolo portone a lato della basilica superiore. Si paga un piccolo obolo, ma per una buona causa.

Si scende su un versante della collina su cui si erge Assisi, per vedere la città da un lato un pizzico più selvaggio, muovendosi comunque su un bel sottobosco. Arrivati in fondo, in corrispondenza di un piccolo fiumiciattolo, e vi consigliamo di non scoraggiarvi per la discesa fatta, ma di addentrarvi seguendo il greto e le indicazioni, scoprirete una passeggiata estremamente piacevole, un po’meno frequentata e soprattutto una gran sosta al ritorno all’Osteria del Mulino.

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Giorgio Gobbo a Rifugio Alpe Madre: neve, buona musica e buoni incontri

Prendi una domenica di piena primavera. Prendi un rifugio dove, per puro caso, non sei mai riuscito a passare. Prendi che è vicino e che è in montagna. Prendi che c’è la possibilità di musica…Perfect!
Peccato che in realtà a cima Grappa il 28 aprile è sostanzialmente pieno inverno, con tanto di spazzaneve in circolo! Poco male, in una atmosfera abbastanza calda e tranquilla siamo riusciti a gustarci una giornata con atmosfera speciale (e un po’alcolica).

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Ferrata Guzzella: quando il Grappa ci irride per la seconda volta

Mesi di inattività. E dove andiamo con poca macchina e abbastanza dislivello per poter cominciare un allenamento serio? Sul Grappa a fare la ferrata Guzzella!

La mattina parte tranquilla, sveglia tarda, sole, caldo, praticamente primavera. Rivedo Zamba dopo un po’di tempo.
L’ultima ferrata della stagione scorsa l’ha fatta con me. Attenzione a questo particolare.
L’avvicinamento alla Guzzella parte da San liberale, alle pendici del Grappa, ed è simile a quello della ferrata Sass Brusai: un fastidio che parte subito violento.
Dopo un traverso abbastanza in quota nel bosco,dove siamo soli, ad un certo punto, la svolta in mezzo alle foglie secche: va su dritta, dritta per le curve di livello.
Conto a naso 400 mt di dislivello in un ora fino ad adesso, ma adesso? mancano 200 mt in teoria all’attacco…e poi lo vediamo…è li quel ca**o di cartello del cavolo, li in cima.
Zamba mi guarda e mi dice “ma è quello li?”. Si, entrambi ci rendiamo conto che è quello li il cartello.
Si “rumega” nel sottobosco fino al cartello, che a pochi metri conduce all’attacco. Ci sediamo su alcune rocce e tiriamo fuori l’imbrago.

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Sass Rigais: il cielo sudato

Doveva essere una ricognizione. Una ricognizione per tornare in seguito con mio papà su una delle cime che voleva ripetere. Volevo capire se potevo portare una persona con con qualche “presunto” problemino di cuore.

Il Sass Rigais è una delle montagne che si erge impervia sulla val di Funes, mentre dal lato gardenese è assolutamente meno minacciosa e parte da un magnifico altipiano prativo sul Col Raiser. Abituato a vederlo in inverno, non mi ricordavo che fosse così bello in estate. Perfino IL “trentino” che veniva con me ha dovuto ammetterlo.

“La Sass Rigais è facile”

Devo dire che la ferrata in se non è per niente difficile. Ma citando un romano che è salito e sceso con noi:

Nun sò li bracci, nun sò le gambe…sò proprio li coj@ni che me fanno male!”

Nel senso che l’attacco lo si trova dopo una risalita su ghiaioni di 800 m. E che salita. Devo dire che l’ho odiata da morire. Ma se riguardo le foto adesso…che spettacolo di posto! Continua la lettura di Sass Rigais: il cielo sudato

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